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La notte che cambiò Palermo, addio mafia.

Era il 29 giugno 2004. Una notte di inizio estate. Un lieve vento di scirocco attraversava la città. Tre giovani in maglietta e jeans si aggiravano con circospezione tra le vie del centro, nel salotto bene: quello con le vetrine piene di glitter, lustrini e paillette. Dalle tasche tirarono fuori alcuni adesivi listati a lutto e in pochi minuti tappezzarono le vie tra il Politema e il Massimo con quella frase che sarà difficile dimenticare. "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Uno schiaffo al finto perbenismo e alla coscienza dei cittadini. Così ha avuto inizio una straordinaria avventura. Così è nato Addiopizzo, il comitato cittadino contro il racket delle estorsioni. Dall'idea di quei tre ragazzi, la città o almeno parte di essa, ha cambiato volto e in quasi quattro anni gli iscritti sono almeno diecimila. L'idea dei volantini - racconta Ugo Fiorello, uno dei padri fondatori - è nata in una bella serata in cui abbondava il vino. Eravamo io, Vittorio e Francesco. Laureati di fresco, gli amici volevano cimentarsi nell'imprenditoria aprendo un piccolo pub. E' stato proprio quando hanno iniziato a ponderare le spese che uno di loro ha detto: "E' se ci chiedono il pizzo?". "Ognuno di noi - dice Vittorio Greco - ha ricevuto una formazione con una sensibilità abbastanza forte nei confronti dei problemi legati alla mafia". E così, dati alla mano, i tre amici hanno scoperto che almeno l'80% dei commercianti pagava il pizzo. L'idea provocatoria del volantino a lutto è stata una conseguenza naturale. A stamparli fu un tipografo ignaro di quello che sarebbe accaduto. Il 30 giugno la città si risveglio tra lo stupore della gente. Il prefetto Giosuè Marino riunì il comitato per la sicurezza con le più alte autorità delle forze dell'ordine. Tra le ipotesi c'era quella del gesto di un commerciante disperato, ma si pensò pure alla mafia. L'allora questore Francesco Cirillo, fece anche una richiesta alla magistratura per perseguire gli autori per "procurato allarme sociale". Qualche cittadino addirittura si sentì offeso da quella frase. Quella mattina, sotto choc c'erano anche i tre autori della manifestazione. "Non ci aspettavamo che succedesse tutto quel clamore - ricorda Francesco Calabrese. In una lettera spiegammo il perché attraverso i quotidiani". La prima uscita, anche se ancora sotto mentite spoglie, risale al 29 agosto successivo. L'anniversario per la morte di Libero Grassi, quell'anno fu denso di avvenimenti. Uno striscione per ogni cavalcavia della città e un altro commemorativo davanti al luogo dell'omicidio. Lì, quel giorno, qualche giornalista scorse tra i visi di alcuni giovani una partecipazione commossa tanto da avvicinarli e scambiare con loro qualche battuta. Da lì a poco i ragazzi di Addio pizzo che in quel momento contava una manciata di aderenti, sarebbero usciti allo scoperto con nomi e cognomi. Dall'arresto di Provenzano a quello dei Lo Piccolo e fino alla nascita della prima associazione antiracket, Addiopizzo è sempre presente. Diverse le iniziative volte ai cittadini che a tutt'oggi, sono fondamentalmente tre. In primis la diffusione del consumo critico con diecimila cittadini iscritti; poi c'è il settore delle scuole con progetti che coinvolgono attivamente gli studenti. La terza è quella volta a diffondere il pensiero critico attraverso temi connessi a mafia e legalità. Per intenderci, i giovani di Addiopizzo scavano nelle responsabilità politiche dei pubblici poteri: hanno chiesto di farsi da parte sia a Cuffaro che a Crisafulli. "Il nostro è un comitato apartitico. Per essere credibili noi è giusto che anche i poteri che ci rappresentano lo siano"
 http://www.addiopizzo.org/comunicati.asp
- I giovani possono cambiare il mondo
Il mio Segnalo






Quando l'economia va male per colpa della finanza!

“Le istituzioni finanziarie devono fare la loro parte nella distribuzione più equa degli oneri fiscali, almeno temporaneamente, per il periodo necessario a far riprendere quota all’economia e a stabilizzare la situazione finanziaria. La tassa imposta alle banche è necessaria, giusta ed efficace ed è utile agli interessi del paese e delle persone in condizioni particolarmente difficili". A pronunciare queste eretiche parole è il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, leader del partito Fidesz, il “rinnegato” che giovedì scorso ha osato far approvare dal Parlamento magiaro una legge che impone alle banche ungheresi, alle compagnie assicurative e ad altri istituti finanziari una folle tassa sugli attivi (dello 0,45% per le banche e del 5,2% per le compagnie assicurative), destinata a durare per almeno tre anni a partire dalla fine del 2009. Il provvedimento, stando alle dichiarazioni di Orban, dovrebbe servire a contenere il deficit ungherese entro il 3,8% del PIL. Tristemente, la legislazione è stata pure approvata con una maggioranza che, se non stessimo parlando dell’Ungheria, potremmo definire bulgara: 301 voti favorevoli contro 12 contrari. Pressoché unanime, com’è comprensibile, lo sdegno che l’iniziativa ha suscitato presso i creditori internazionali dell’Ungheria, le istituzioni europee e il Fondo Monetario Internazionale. “Questo è populismo!”, si sono lagnati all’unisono i tapini defraudati. “Così si blocca la crescita del paese! Si mina la fiducia degli investitori! E poi, sul lungo periodo, è una misura che si rivelerà poco utile al contenimento del deficit”. Sante parole. Un paese, come è noto, non è composto dai suoi cittadini, dalle loro esigenze, dalle loro iniziative commerciali e culturali, ma solo ed esclusivamente dai suoi operatori finanziari, astro sfolgorante intorno al quale deve ruotare e di fronte al quale deve essere pronta ad annullarsi ogni residua velleità nazionale. Quando uno Stato ha problemi di budget, come è di lapalissiana evidenza, l’unica misura possibile è quella di smantellare scuole e ospedali, tagliare i finanziamenti alle forze di sicurezza, ridurre gli stipendi dei dipendenti pubblici, fare il deserto delle strutture di assistenza, in modo che gli operatori finanziari e le società da essi controllate possano sostituirsi alle attività pubbliche così rase al suolo o acquistare ciò che ne resta per un boccone di pane, ricavandone enormi profitti con poca spesa. Ad assicurarsi che tutto si svolga secondo queste regole è il FMI, esattore e cane da guardia delle istituzioni finanziarie, che minaccia ritorsioni economiche e sospensioni di prestiti ogni volta che un paese prova a smarcarsi da questo meccanismo suicida. E’ il metodo sperimentato con successo in Italia dopo la stagione di Mani Pulite, che spazzò via la vecchia classe politica legata alla concezione pubblica della fornitura dei servizi per sostituirla con un branco di avvoltoi ammaestrati che diroccarono e svendettero a prezzi di liquidazione quasi ogni struttura che garantisse sicurezza e autonomia alla nazione. Per essere più certi che il marchingegno funzioni, sono le stesse banche centrali a creare i problemi di budget che metteranno in moto lo smantellamento e la svendita, vendendo agli stati il denaro di cui hanno bisogno in cambio dell’emissione di titoli del debito pubblico gravati da interesse, che produrranno di anno in anno un indebitamento esponenziale. Si tratta di una strategia di comprovata efficienza, i cui capisaldi nessun governo sano di mente si sognerebbe di mettere in discussione. Ogni tanto, però, salta fuori dal cappello un primo ministro un po’ folle come Orban che ha l’ardire di chiedere alle banche la restituzione di una piccola frazione del maltolto e di rispondere in malo modo al FMI, invitandolo a cavarsi fuori dai maro dalle questioni di politica nazionale. All’Ungheria era stato imposto dal FMI l’obiettivo del 3,8% del rapporto deficit/PIL entro la fine di quest’anno. Detto fatto, il governo ha deciso di tassare le banche per raggiungere tale obiettivo senza affamare e straziare ulteriormente i cittadini, già provati da cinque lunghi anni di austerity.“Il nostro accordo non diceva nulla sui metodi che avremmo dovuto adottare per raggiungere questo obiettivo”, ha detto Orban in un incontro con una schiumante Angela Merkel. “La scelta degli strumenti e dei tempi della loro applicazione attiene alla nostra esclusiva responsabilità nazionale. […] Con queste misure, l’Ungheria avrà entro la fine dell’anno un deficit non superiore al 3,8%. E con questo il nostro rapporto con il FMI è concluso. Da quel momento in poi, non dovremo più confrontarci con il FMI, ma con l’Unione Europea”.  Scelta degli strumenti? Responsabilità nazionale? Chiudere i rapporti con il FMI? Ma cosa dice questo pazzo? Il poveretto è convinto di poter agire nell’interesse della nazione senza pagare dazio agli organi di controllo internazionali, che utilizzano le attività finanziarie e i ricatti economici come un randello per tenere in riga i paesi europei sotto l’occhio vigile delle strategie geopolitiche statunitensi. Il governo ungherese ha perfino osato approvare un provvedimento che pone un tetto all’entità dei salari dei dipendenti pubblici, compreso quello dei dirigenti della Banca Nazionale d’Ungheria e del Consiglio per le Politiche Monetarie, facendo inviperire il governatore della banca centrale, Andras Simor, che si è visto tagliare del 75% la principesca retribuzione di 8 milioni di fiorini mensili (circa 27.000 euro, 40 volte il salario medio di un lavoratore ungherese) ed ha iniziato per questo ad urlare alla lesa indipendenza dell’istituzione bancaria. Anziché infierire su chi produce ricchezza materiale per il paese, come fanno tutti i governi perbene, il governo ungherese ha ridotto di 9 punti (dal 19 al 10%) la tassazione per le aziende con un fatturato annuo inferiore ai 500 milioni di fiorini (1,7 milioni di euro), per di più con effetto retroattivo al 1° luglio. Si è spinto fino al punto di vietare i mutui in valuta straniera (euro e franchi svizzeri) che facevano concorrenza ai mutui in valuta nazionale, creavano un’impennata del debito verso l’estero e incrementavano l’esposizione del mercato immobiliare interno all’alea dei rapporti di cambio valutario. Tutto questo ha l’aspetto inquietante di qualcosa di cui in Europa non si sentiva più da tempo né l’odore né il sapore: sovranità nazionale! Politiche elaborate nell’interesse della crescita del paese anziché per compiacere i potentati bancari internazionali! Deficit ripianati sottraendo risorse alle improduttive e velenose attività finanziarie anziché ai servizi e alla ricchezza reale della nazione. Di questo passo il governo ungherese potrebbe prima o poi mettersi in testa, che so, di progettare una propria politica del lavoro, adottare programmi pensionistici potenziati, perfino stampare esso stesso moneta anziché prenderla a prestito dalla banca centrale! E facendo questo, potrebbe fungere da esempio per altri paesi della prigione monetaria europea, che pretenderebbero di adottare gli stessi sistemi!  Dove andremo a finire, signora mia? Per questo motivo, i secondini del carcere comunitario sono corsi immediatamente ai ripari. Dapprima hanno scatenato le opportune campagne di stampa anti ungheresi sugli appositi organi d’informazione economica del regime, facendo strepitare ad insigni editorialisti apocalittiche previsioni su crolli degli investimenti e blocco della crescita (crescita di che??). La BCE si è mostrata fortemente risentita per la temerarietà con cui le decisioni sul tetto ai salari dei banchieri sono state prese senza prima attendere il suo ponderato parere, che sarebbe stato ovviamente del tutto spassionato e scevro da qualsivoglia sospetto di connivenza con gli omologhi della BNU. Andras Simor, disponendosi eroicamente al martirio, ha minacciato le proprie dimissioni da governatore della BNU, prospettiva dinanzi alla quale il governo di Orban non ha palesato eccessiva disperazione. Il capo dell’austriaca Raiffeisenzentralbank (RZB), Walter Rothensteiner (chissà perché tutti i banchieri hanno cognomi così?), ha avvertito a denti stretti che “l’Ungheria sta giocando col fuoco”, sottolineando il proprio disappunto nei confronti di un paese così folle da tassare i propri istituti bancari anziché tappare le loro falle con il denaro dei cittadini. Come si può fare una cosa così brutta? Perché gli ungheresi non prendono esempio dall’Austria, che nel solo 2009 ha regalato alle sue banche 6 miliardi di euro per colmare i loro crateri di bilancio e naturalmente non ha intenzione di fermarsi qui? Rothensteiner ha “consigliato” alle banche ungheresi di recuperare il denaro della tassazione imponendo ai loro clienti costi di gestione più alti e altri oneri vari ed eventuali. Gli ha fatto eco Wilibald Cernko, amministratore delegato di Bank Austria, minacciando tra i 5.000 e i 10.000 licenziamenti nel settore della finanza austriaca. Il FMI, per bocca del suo direttore Strass Khan, ha minacciato di congelare il prestito di oltre 20 miliardi di euro con cui si proponeva di “aiutare” la nazione magiara a ripianare i propri debiti, in cambio della prona accettazione dei regolamenti comunitari – che equivalgono, come noi tutti dovremmo ormai aver capito, ad una completa e definitiva rinuncia ad ogni forma di sovranità nazionale. Alla fine, non riuscendo ad ottenere alcuna marcia indietro, il FMI e l’UE hanno diramato un comunicato stampa in cui notificavano all’universo mondo di aver rotto ogni trattativa col governo di Budapest poiché quest’ultimo avrebbe rinunciato a rispettare i programmi d’austerità promessi negli accordi. Cosa non vera, come si è visto, dato che le misure adottate dal governo Orban potrebbero risanare i deficit di bilancio molto più efficacemente di qualunque forma di prestito a strozzo offerta dal FMI. Chissà se questo accerchiamento riuscirà a far desistere il governo ungherese dai propri più che auspicabili propositi? Va tenuto presente che l’Ungheria è fra i paesi dell’ex oltrecortina quello che tradizionalmente destina le più ampie risorse all’investimento nel settore pubblico e nei servizi, e questo non solo per il suo passato socialista, ma perché i governi, dovendo tenere a freno la disoccupazione e la destabilizzazione economica esplose dopo l’apertura al capitalismo, hanno ritenuto opportuno potenziare la domanda interna con appropriati interventi dello stato e sopperire con il lavoro nelle amministrazioni pubbliche all’assenza di livelli occupazionali accettabili nel privato. Le misure “lacrime e sangue” che i governi hanno dovuto imporre negli ultimi cinque anni per entrare di diritto nell’esclusivo club europeo sono dunque non solo malviste dagli elettori, ma anche estranee ad una tradizione di forte presenza dello Stato nella vita quotidiana che gli ungheresi non sono preparati ad abbandonare; soprattutto se la rinuncia non comporta altro che un trasferimento di risorse dal parassitismo burocratico di stato al vampirismo finanziario delle istituzioni bancarie, mille volte più voraci e prepotenti delle antiche istituzioni socialiste, mille volte più inefficienti e incapaci di garantire ai cittadini, in cambio dei sacrifici senza fine a cui li costringono, altro che sacrifici ed indebitamento ulteriore.
Il mio Segnalo

LA RIVOLTA D'UNGHERIA

Gianluca Freda (24/07/2010)

Cassarà, Ninni per gli amici.

Oggi ricorre l'anniversario dell'assassinio di Ninni Cassarà, 6/8/1985.

Ebbe tanti meriti. Suo l'arresto di Salvo, senza prove sufficienti, contro il parere di Falcone.
Successivamente, dopo la morte di Cassarà, Falcone raccolse prove tali da spiccare il mandato di cattura per Salvo. 
Lo ricordo come un ragazzo spinto da forti ideali e motivato contro la mafia, tanto da restarne vittima, come tutti quelli che hanno fatto qualcosa di realmente valido per la lotta alla mafia, almeno in quel periodo. 
Insieme a lui morì l'agente Antiochia e Natale Mondo fu ucciso successivamente, facevano parte della sua scorta. 
Cassarà era discepolo, come Falcone del Consigliere Rocco Chinnici, barbaramente assassinato nel 1983 con un attentato dinamitardo davanti lo stabile ove aveva l'abitazione. 
L'attentato, fra  quelli provocati dalla mafia delle coppole, come la definiscono oggi, dovrebbe fare riflettere ai tanti che parlano di mafia dai colletti bianchi! 

Le stragi ci sono sempre state è sono sempre state provocate dai capi mafia pro-tempora ai quali non andava giù che li si combattesse con dei risultati. 
Il punto è che, o sei con loro, o contro di loro, non ci sono mezze misure. 
Che ci siano sempre state collusioni esterne a partire da soggetti politici e finire all'usciere di un pubblico ufficio, questo è ovvio come è normale che non tutti si nasce eroi e che anche la paura giochi un ruolo determinante nel farsi corrompere.
Il mio Segnalo

Un legame tra Capaci e Via D'Amelio.

Verbali “aggiustati”, indagini su cui grava l’ombra del depistaggio, veri e falsi pentiti e undici ergastoli definitivi che un probabile giudizio di revisione potrebbe mettere in discussione, come ammette implicitamente lo stesso Procuratore di Caltanissetta Sergio Lari quando afferma che sette persone condannate “probabilmente non hanno nulla a che vedere con la strage”. Sullo scenario di via D’Amelio, teatro dell’attentato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e a cinque agenti di scorta, si affacciano nuovi personaggi che potrebbero riscrivere la storia dell’eccidio. A cominciare da Gaspare Spatuzza, che si é autoaccusato della strage, le cui dichiarazioni vengono definite da Lari “attendibilissime anche se non gli hanno riconosciuto il programma di protezione”. E investigatori sospettati di avere estorto confessioni e accuse.
Ma sulla scena tornano anche a comparire vecchi protagonisti al centro di roventi polemiche. Come Vincenzo Scarantino, spacciatore del quartiere palermitano Guadagna, che con le sue rivelazioni ha decretato la condanna al carcere a vita di undici persone, l’uomo delle ritrattazioni clamorose. Mai preso sul serio dai legali di alcuni imputati, fu ritenuto credibile, allora, dalla Procura di Caltanissetta che sulla sua verità ha istruito due processi che hanno portato a decine di ergastoli.(leggi)

una storia infinita come quella della mafia, ma perché sulla morte del giudice Borsellino c'è tutto questo mistero e nessuno su quella del giudice Falcone ?
Verosimilmente Falcone è stato, grazie al pentito Buscetta, il solo Giudice nella storia della Repubblica a colpire duramente cosa nostra, vedi maxi processo di Palermo. Quando venne emessa la sentenza il compianto Giudice Borsellino si trovava a Marsala dove si era fatto trasferire, per motivi che ancora oggi devono essere chiariti. Pertanto, quali sarebbero gli sgarbi perpetrati da Borsellino nei confronti di mafia o altri, non ci è dato a sapere, sappiamo bene quali sono stati quelli di Falcone, vedi processi e condanne. La motivazione più naturale è il maxi processo, ma allora, perché tutti questi pentiti e misteri su Borsellino e nessuno su Falcone?. Ricordo che passarono solo 57 giorni tra la strage di Capaci e quella di via d'Amelio quindi sarebbe normale che ci sia un filo conduttore, un legame.
 Se è così come sembra perché non ci sono dichiarazioni per la morte di Falcone? A questa domanda bisogna dare una risposta, altrimenti tutto l'impianto "Spatuzza, Ciancimino jr, Caltanissetta" diventa poco probabile.
Agende rosse, borse sparite, ma che senso ha, le indagini del Giudice affidate ad agente e altri documenti poco probabili. Non dico che l'agenda non ci fosse penso solo che un'agenda serve a scrivere indirizzi, telefoni, appuntamenti ed altri appunti di rilievo relativo. Il motivo per cui non venne trovata è che probabilmente venne presa dai "servizi", come sembra logico.
Il mio Segnalo



Pentiti di mafia veri o fasulli?

Verbali "aggiustati", indagini su cui grava l'ombra del depistaggio, veri e falsi pentiti. In altre parole è lo Stato che deve utilizzare i collaboratori di giustizia per smantellare le centrali della criminalità e non il contrario. Il rischio, altrimenti, è che si rendano dichiarazioni al solo scopo di realizzare oscure manovre di potere o di ottenere indebitamente i benefici previsti dalla legge.
Ed è partita da un verbale del '94 visibilmente “taroccato”. Qualcuno tentò di indurre Scarantino a mentire? E chi?, si chiedono i magistrati che, proprio sul presunto depistaggio hanno iscritto nel registro degli indagati alcuni poliziotti del pool Falcone-Borsellino.....
Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere le mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto
 La Dia nasce come organismo di offesa, quindi impreparata ad eventuale attacco dall'interno. Per essere più chiaro, infiltrati, pentiti apposta per mettere in difficoltà clan di opposte fazioni o altra gente, una specie di cavallo di troia, come scritto da un noto autore di romanzi di mafia.
La gestione dei pentiti fino al maxi-processo Falcone è stata lineare, per le indagini su Borsellino cominciano i
misteri, le agende, servizi deviati, etc, come se fino a Falcone tutto fosse scontato, le responsabilità ben definite e improvvisamente tutto diventa misterioso.
Di misteri ancora irrisolti c'è ne stanno alcuni, questo ad esempio: il caso De Mauro - Mattei 

E se non bastasse, attenzione anche al protagonismo! Sciascia, insegna,  la mafia fa vendere di tutto e può arricchire o impoverire sia le tasche che le carriere.  

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/117518/



LaOccidentale
http://www.scudit.net/mdfalconeprof.htm


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Ancora baby pensioni agli amici degli amici!

Sempre le stesse cose sempre trucchetti per dare a pochi e togliere a molti! In un momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini si continua a sperperare pubblico denaro che sarebbe meglio impiegato per i molteplici problemi di questa città di Palermo, non ultimo quello dell'immondizia che in piena stagione turistica presenta il vero volto di questa città abbandonata a se stessa.
Prima o poi il cittadino elettore imparerà ad esprimere un voto valido per cercare di estirpare dal parlamento gente che fa solo i propri comodi e quelli degli amici.
Grazie ad una norma valida solo per i dipendenti della Regione, Pier Carmelo Russo si ritira dalla vita lavorativa ed entra nella giunta di Lombardo. “Ma devolve il suo compenso in beneficenza”, fanno sapere le istituzioni. Le vicende che riguardano l’Assemblea Regionale Siciliana non finiscono i stupire. Alla polemica sul piano politico, infatti, si aggiunge quella sul piano personale, rivolta ad una delle new entry nell'amministrazione di Raffaele Lombardo. Nell’occhio del ciclone finisce stavolta Pier Carmelo Russo, nuovo assessore, che, insieme ad un altro tecnico vicino al centrosinistra, Mario Centorrino entra a far parte della compagine di governo. I due unici esclusi dalla giunta (tutti gli altri assessori sono stati riconfermati), sono Mario Milone Nino Beninati, guardacaso i due unici rappresentanti del Pdl ufficiale, quello che fa capo a Renato Schifani ed Angelino Alfano, oggi ostile al presidente che ha contribuito a far eleggere e ha sostenuto finora e in netta contrapposizione al gruppoPdl-Sicilia, composto dai 15 consiglieri regionali dissidenti capeggiati da Gianfranco Micciché che, invece, danno oggi il loro pieno appoggio a Lombardo (..segue)
Questi "amministratori" sono quelli che dovrebbero chiedere quattrini allo Stato centrale e all' UE...ma con quale faccia?
           Boom di baby-pensioni in Sicilia     
ogni anno sono almeno duecentoMentre l'Europa preme per alzare l'età pensionabile a 70 anni in Sicilia quasi ogni giorno c'è un dipendente della Regione che va via dal lavoro anche a 45 anni e con una pensione pressoché piena. Tutto grazie alla legge 104 - modificata dall'Ars - che nell'Isola consente di andare in pensione per accudire un parente "non autosufficiente". Il risultato? Tra il 2007 e il 2009 il numero dei prepensionamenti è raddoppiato, arrivando a 200 l'anno  (..segue)
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Sacrifici, tasse, manovre, tagli ....ma non si doveva dimezzare il numero dei parlamentari e senatori italiani?


Sacrifici per molti ma non per tutti...
a quando il dimezzamento del numero dei parlamentari e dei senatori?
Si parla, si fanno dichiarazione di intenti ma tutto resta invariato.
La credibilità la si procura anche e particolarmente con l'esempio, come fa il buon padre di famiglia.

Anche la Lega che figura! Come è finita l'abolizione delle provincie?
( cifre in Euro:)

  •  Italia                  144.084,36
  • Austria               106.583,40
  • Olanda                 86.125,56
  • Germania             84.108,00
  • Irlanda                 82.065,96
  • Gran Bretagna      81.600.00
  • Belgio                  72.017,52
  • Danimarca           69.264,00
  • Grecia                 68.575.00
  • Lussemburgo       66.432,60
  • Francia                62.779,44
  • Finlandia              59.640,00
  • Svezia                  57.000,00
  • Slovenia               50.400,00
  • Cipro                   48.960,00
  • Portogallo            41.387,64
  • Spagna                35.051,90


E' paradossale che vengano chiesti sacrifici da chi è al primo posto per sprechi.

Gli USA, con più di 300 milioni di abitanti, ha 535 deputati e 100 senatori contro i 630 e 315 (più i 7 senatori a vita) dell'Italia. Il rapporto fra deputati e cittadini è di 1:703.050, mentre da noi è di 1:95.325. " link
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