Translate

Spesa pubblica e burocrazia in italia.

Il governo del rimandare.
Non fare oggi quello che puoi fare domani.
E' esattamente quello che avviene in Italia da 40 anni, tutti i governi rimandano i "tagli" ai loro successori e continuano ad aumentare le tasse per sanare i bilanci.
La pubblicità dello stato dice che più tasse si pagano più aumentano i servizi pubblici. Non sta esattamente così io credo, che fino ad oggi, è stato proprio il contrario, più aumentano le tasse più soldi ci sono da impiegare in appalti inutili e clientele varie.
Una classe politica e dirigente inappropriata e incompetente ha portato il paese ad avere il 2° debito pubblico mondiale riversando sulla discendenza (figli e nipoti) i problemi del pagamento di questo debito. Non è certo il comportamento del buon padre di famiglia che tutti quanti dovrebbero tenere.
Dal punto di vista dei consensi, forse, più soldi distribuisci più voti ottieni e se poi aggiungi promesse di diminuire tasse inutili il gioco è fatto!
Una destra che vuole diminuire le tasse ma non vuole fare i tagli e le riforme.
Una sinistra che vuole aumentare le tasse per continuare a riversare denari sul welfare, ottimo proposito solo che non ce lo possiamo permettere se non si tagliano le spese inutili. Il welfare italiano è il più costoso al mondo ma non è esattamente il migliore visto i risultati:
-I salari sono i più bassi d'Europa
-I contributi e i balzelli sui salari sono i più alti d'Europa.
-Scuole ed asili nido, sempre agli ultimi posti nelle graduatorie OCSE
-Contratti di lavoro, una selva oscura, si va dai 400 euro per arrivare ai 15.000 dei Magistrati e Politici .Con  nette e sostanziali differenze di trattamento tra impiego pubblico e privato.
-Pensioni, come sopra, abbiamo avuto esempio di una pensione pari a 3.000 euro giornaliere (Regione Sicilia) contro i 600 mensili di una pensione al minimo. Quindi andiamo a trattamenti da 1.260.000 a 8.400.
-Cassa integrazione ormai al lumicino, c'è, ma non per tutti e con trattamenti molto diversi.
-Sanità, forse è quello che funziona meglio almeno al momento, fatte le dovute differenze tra nord e sud.
-Giustizia tra le peggiori al mondo 146° posto, dopo di noi solo il 4° mondo. Però il costo di questo assurdo apparato è secondo solo alla Germania. Tempi assurdi che rimandano le sentenze ai discendenti. Troppe Leggi e codici che qualcuno ha definito preistorici. Processi civili interminabili che fanno desistere dal promuovere una causa civile della quale non è dato di conoscere il tempo di soluzione e i costi.

Aeroporto civile di Comiso


L'aeroporto è nato come aeroporto militare, abbandonato dopo la caduta del muro, rappresenta una delle tante storie di SPRECHI all'italiana.
I soldi vengono dalla UE ma già ci sono problemi:
BRUXELLES NON NE PUO’ PIU’ - Con la Corte dei Conti che chiederà lumi sui 47.407.976,73 milioni di euro stanziati dal Cipe e con Bruxelles che ha già fatto sapere che se entro la fine del 2012 non verrà attivato l’aeroporto, bisognerà restituire i 20 milioni di euro  di fondi strutturali erogati per la trasformazione dell’aeroporto militare di Comino in scalo civile. Il Governo non lo considera un aeroporto nazionale, la Regione non ha soldi, l’Enac non lo reputa uno scalo strategico. L’Enav non vuole rimanere invischiato. Neanche i privati che hanno vinto la gara per gestire lo scalo sono disposti a sborsare soldi. Anche se probabilmente questi ultimi verranno “privati” dell’incarico.

 E’ il 30 aprile del 2007 quando l’Airbus 319 proveniente da Roma con a bordo i ministri degli Esteri, Massimo D’Alema, quello dei Trasporti, Alessandro Bianchi, il viceministro Sergio D’Antoni e il presidente dell’Enac, Vito Riggio, tocca la pista dell’aeroporto Vincenzo Magliocco di Comiso. Il primo volo di una serie che non è mai continuata. L’aeroporto che in Sicilia orientale avrebbe dovuto risolvere i problemi di marginalità di una delle province che ha sempre brillato per la propria produzione agricola e che è al contempo è l’unica provincia d’Italia senza un km di autostrada, non è mai decollato. Oggi la sua inattività suona come una doppia beffa: doppia per il valore commerciale dell’investimento praticamente buttato al vento e per l’alternativa che lo scalo nella provincia ragusana avrebbe garantito nel momento in cui si profila la chiusura, per un mese dal 5 novembre al 5 dicembre, dell’aeroporto internazionale Fontanarossa di Catania. Tema su cui abbiamo interrogato i candidati alla presidenza della Regione siciliana che – chiunque venga eletto – subito dopo il voto, dovranno confrontarsi con una emergenza di mobilità dalle proporzioni enormi dovendo far fronte allo smistamento di centinaia di migliaia di passeggeri.

Su Comiso e sulla gestione della chiusura di Fontanarossa sono tutti concordi. Lo scalo costato dal 2004 ad oggi più di 30 milioni di euro e mai aperto al pubblico dei passeggeri, deve essere aperto. Lo dicono proprio tutti. Con qualche variabile sul tema.
 Comiso dista 117 Km. da Agrigento, 122 Km. da Caltanissetta, 123 Km. da Catania, 126 Km. da Enna, 219 Km. da Messina, 264 Km. da Palermo.
A cosa serve un aeroporto così prossimo a Catania nessuno lo sa. Ora sembra che l'aeroporto di Catania debba restare per lavori per circa un mese e quindi ben venga Comiso, ma:
  “La chiusura dello scalo di Catania penalizzerà una parte importante del territorio siciliano, certo si potrebbe utilizzare l’aeroporto di Comiso,  ma su questa struttura occorre fare chiarezza a prescindere dalla vicenda Fontanarossa”, precisa subito il candidato del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri. “Va ricordato, che l’Ue ha già fatto sapere che intende richiedere la restituzione dei fondi qualora Comiso non venisse aperto e poi c’è la vicenda Muos, il sistema di comunicazione satellitare che gli americani intendono installare a Niscemi”.  Cancelleri spiega che “secondo alcune relazioni, che hanno dimostrato la nocività dello strumento, questa antenna andrà ad interferire con i radar dell’aeroporto di Comiso. Quindi si risolva questo problema“.



Conclusioni:


  • Nessun motivo per aprire un'aeroporto così prossimo a Catania,
  • La vicinanza con la base radar o quello che è di Niscemi è controindicata,
  • Al momento attuale non risulta che da queste piste di Comiso sia decollato o arrivato un solo aereo.
Se c'era bisogno di spendere questi denari si poteva trovare una destinazione più proficua, magari un villaggio turistico dove si sarebbero potute impegnare certamente più delle 60 persone che lavorano nell'"aeroporto" fantasma, dove anche il camion dei panini è.......finto, messo li apposta per fare scena.
foto di muos ripresa dall'alto
manifestazioni anti muos 

Video ufficiale


LINK:
A cosa serve un aeroporto a Comiso?
La pretura indaga


Proponi su Oknotizie  

Italiani nel mondo - Emigrazione in Brasile

Il nostro paese è stata interessato al fenomeno dell'emigrazione soprattutto nei secoli XIX e XX. Il fenomeno ha riguardato dapprima il Settentrione (Piemonte, Veneto e Friuli in particolare) e, dopo l'unita' d'Italia verso il 1880, anche il Mezzogiorno una volta piu' ricco e florido.
Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l'esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell'intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli-Venezia Giulia (16,1 per cento) ed il Piemonte (12,5 per cento). Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.
Essa ebbe come destinazioni soprattutto l'America del sud e gli Stati Uniti . Negli Stati Uniti e in Brasile si caratterizzò prevalentemente come un'emigrazione di lungo periodo, spesso priva di progetti concreti di ritorno in Italia, mentre in Argentina ed Uruguay fu sia stabile che temporanea .
Nelle pagine faremo un viaggio nella emigrazione del Sud America per scoprire una parte della nostra storia corredata di notizie ed immagini che ci aiuteranno a scoprire il piu' grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze, un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità.
La maggior parte degli italiani si trasferirono in Brasile, Argentina dove attualmente vi sono circa 55 milioni di discendenti di emigrati italiani. Quote consistenti di emigranti italiani si diressero anche in Venezuela , ma vi furono anche nutrite colonie di emigranti italiani in Cile, Peru, Messico, Paraguay, Cuba e Costa Rica ed Uruguay dove i discendenti di Italiani nel 1976 erano 1.300.000 (oltre il 40% della popolazione, per via della ridotta dimensione dello Stato.

GLI ITALIANI IN BRASILE  
Il Brasile ha oggi la più grande popolazione italiana fuori dell'Italia. Secondo l'ambasciata d'Italia a Brasilia, vivrebbero nel paese circa 25 milioni di italiani o discendenti di immigrati italiani.Altre fonti parlano di 28 o addirittura di 32 milioni di persone[6], includendo i numerosi figli illegittimi e rifacendosi all'emigrazione (specialmente di marinai e commercianti liguri) durante l'Impero portoghese nel Seicento e Settecento. A differenza che in Argentina e negli Stati Uniti, dove la maggioranza degli immigrati erano meridionali, in Brasile, fra il 1870 e il 1950, il 53,3% degli immigrati proveniva dall'Italia settentrionale, il 14,6% dalle regioni centrali e il 32,1% dal Sud (mentre negli Stati Uniti i meridionali erano circa il 90%). In Brasile il maggiore afflusso di immigrati proveniva dal Veneto, con il 26,6% del totale, seguito dalla Campania con il 12,1% e la Calabria con il 8,2%. Agli ultimi posti la Liguria con solo il 0,7% degli immigrati, Sardegna con il 0,4% .La prima colonia italiana organizzata nello Stato ebbe luogo a Porto Real dove giunsero nell'estate del 1874 un gruppo di famiglie italiane.Alla fine del XIX secolo, nell'ambito della “immigrazione programmata” dal governo brasiliano dopo l'abolizione della schiavitù (1888), furono le grandi "fazendas" la meta di agricoltori e braccianti italiani dove si lavorava la canna da zucchero ma sopratutto il caffe'.Il lavoro era duro, dove lavorava tutto il gruppo familiare. Non sono state poche le sofferenze in un ambiente abbastanza estraneo.I primi immigrati italiani arrivarono in massa nel Brasile nel 1875. Erano contadini veneti attirati dal lavoro come piccoli coltivatori nel sud del paese.
GLI ITALIANI E IL CINEMA
L'emigrazione italiana in Brasile segna una vera e propria svolta nella storia brasiliana.Dagli esordi (Rio de Janeiro, 8 luglio 1896) alle prime decadi del Novecento la lingua ufficiale del cinema brasiliano è, soprattutto, l`italiano.A Paschoal Segreto, emigrante italiano, si deve la creazione, nel 1897, della prima sala cinematografica fissa in Brasile. Il Salão de Novidades Paris di Rio de Janeiro fu inaugurato il 31 luglio del 1897, promovendo l'interesse per l'invenzione dei fratelli Lumiére con una ricca programmazione di filmati provenienti, soprattutto, dall'Europa. I Segreto erano un gruppo di fratelli arrivati dall'Italia in momenti diversi, all'epoca della fondazione del Salão Paris erano quattro fratelli: Gaetano, Afonso e Luiz e Paschoal. Gaetano doveva essere il più vecchio, lo si può dedurre dal fatto di non avere il nome tradotto e di essere arrivato .Al napoletano Vittorio di Maio (1852-1926), tra i primi a installare sale cinematografiche, si deve una notevole opera divulgativa del cinema, avendo montato, già all'inizio del 1897 a Petrópolis (Stato di Rio de Janeiro) un proiettore all'interno del Cassino Fluminense con cui aveva mostrato brevi pellicole dei Lumière e di Edison. Dal 1908 s'affacciano al mercato cinematografico brasiliano nuovi impresari tra cui gli italiani Jácomo Roiario Staffa e José Labanca.Il picco massimo dell'emigrazione italiana in Brasile si ebbe tra il 1880 e il 1920. La maggior parte degli italiani trovarono lavoro nelle piantagioni di caffè brasiliane negli stati di São Paulo, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, Minas Gerais e Espírito Santo.
Il nostro paese è stata interessata al fenomeno dell'emigrazione soprattutto nei secoli XIX e XX. Il fenomeno ha riguardato dapprima il Settentrione (Piemonte, Veneto e Friuli in particolare) e, dopo l'unita' d'Italia verso il 1880, anche il Mezzogiorno una volta piu' ricco e florido.
Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l'esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell'intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli-Venezia Giulia (16,1 per cento) ed il Piemonte (12,5 per cento). Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.
Essa ebbe come destinazioni soprattutto l'America del sud e gli Stati Uniti . Negli Stati Uniti e in Brasile si caratterizzò prevalentemente come un'emigrazione di lungo periodo, spesso priva di progetti concreti di ritorno in Italia, mentre in Argentina ed Uruguay fu sia stabile che temporanea .
Nelle pagine faremo un viaggio nella emigrazione del Sud America per scoprire una parte della nostra storia corredata di notizie ed immagini che ci aiuteranno a scoprire il piu' grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze, un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità.
La maggior parte degli italiani si trasferirono in Brasile, Argentina dove attualmente vi sono circa 55 milioni di discendenti di emigrati italiani. Quote consistenti di emigranti italiani si diressero anche in Venezuela , ma vi furono anche nutrite colonie di emigranti italiani in Cile, Peru, Messico, Paraguay, Cuba e Costa Rica ed Uruguay dove i discendenti di Italiani nel 1976 erano 1.300.000 (oltre il 40% della popolazione, per via della ridotta dimensione dello Stato.

IL PICCO MASSIMO DELLA EMIGRAZIONE 
Il picco massimo dell'emigrazione italiana in Brasile si ebbe tra il 1880 e il 1920. La maggior parte degli italiani trovarono lavoro nelle piantagioni di caffè brasiliane negli stati di São Paulo, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, Minas Gerais e Espírito Santo.
image
La ragione di questa particolarità risiede nella mancanza di una vera e propria classe media in un paese che solo dieci anni prima era ancora legato ad un`economia rurale e schiavista e ad un sistema politico monarchico  . Genova é stato il principale porto d'imbarco del flusso di immigranti per il Brasile, dato che i primi grandi contingenti érano oriundi dal Veneto.
Il volume del flusso emigratorio fece con che diverse compagnie di navigazione fossero create. La societá dei produttori di caffé di São Paulo come incentivo sussidiava i biglietti nel senso di motivare l'emigrazione.
La traversata atlantica era molto penosa, si riscontravano molti casi di epidemie ed incidenti come il naufragio del "Sirio" il 4/6/1906 con 219 vittime incluso il vescovo di São Paulo. Appena arrivati gli immigranti erano transferiti giá nel porto sui treni che salivano il massicio atlantico fino a São Paulo quota 700m.Da qui erano sistemati in alberghi nel centro di São Paulo, accoglieva provisoriamente gli immigranti che aspettavano lo smistamento per le fattorie di caffé all interno di tutto lo stato.Dove le famiglie vivevano nelle fattorie molte volte creando un piccolo villaggio denominato nucleo coloniale. L'obbiettivo era risparmiare per comperare la propria terra, e questo contribui' alla modernizzazione del Brasilesi creo', infatti, una agricoltura diversificata moderna e fornendo una base per assicurare lo sviluppo industriale. Altri Italiani gli italiani venivano indirizzati nel Minas Gerais o nell’Espirito Santo o, appunto, nel Rio Grande.L’insediamento più caratterizzato è quest’ultimo.governo vi aveva infatti delimitato una zona amplissima, più della Val Padana, totalmente incolta, lontana da tutto, montuosa, destinandola a loro. Vincendo la disperazione, adattandosi a fare ogni cosa, mantenendo una straordinaria coesione interna, con un tasso di prolificità incredibile (almeno una dozzina di figli per famiglia), il gruppo italiano non solo vince la sfida ma creò nell’area che gli era stata assegnata, la serra gaúcha, l’embrione di un altro Brasile, ben diverso da quello tradizionale.Quali sono state le caratteristiche di questa comunità? Innanzitutto la solidità della struttura famigliare. L’unica forza sulla quale potevano contare i coloni era la coesione della famiglia, la sua capacità lavorativa, l’energia morale che ne derivava.
L'attaccamento al sentimento religioso
La seconda caratteristica è rappresentata dall’attaccamento al sentimento religioso. Gli emigranti provenivano da regioni italiane nelle quali la Chiesa era il solo elemento di aggregazione, l’unico concreto luogo di appartenenza. La solitudine e l’abbandono in cui vennero a trovarsi nel nuovo mondo accrebbe questa religiosità, materializzatasi nelle Chiese e nelle cappelle rurali, che fungevano da luogo di preghiera e di riunione, nelle edicole costruite nella foresta, molte delle quali ancora esistenti, nelle pratiche pie, nelle orazioni in comune, nella venerazione dei santi. Ma la cronica carenza di clero favorì la crescita di una religiosità molto autonoma, guidata nei primi anni della colonizzazione da laici, che dirigevano alla domenica i momenti di culto, seppellivano i morti, consigliavano la gente. C’è chi sostiene, probabilmente non a torto, che le comunità di base a carattere laicale cresciute negli anni recenti in tutto il Brasile, debbano molto all’organizzazione religiosa delle vecchie comunità di emigranti
L'etica del lavoro
Una terza caratteristica è costituita da quella che possiamo chiamare “etica del lavoro”. Il lavoro fu la salvezza della prima generazione di coloni. Se non avessero lavorato a ritmi inimmaginabili, disboscando la foresta, costruendosi le case, prima in legno e poi in muratura, fabbricando gli strumenti essenziali, coltivando i campi e traendone il sostentamento, aprendo le strade, avviando l’indispensabile struttura commerciale di scambio, per loro ci sarebbe stata soltanto la sconfitta. E la sconfitta equivaleva a morire. Così la capacità lavorativa del Brasile italiano, se è stata all’inizio la salvezza degli emigrati, è diventata successivamente una straordinaria risorsa per il Paese, sorretta da uno spirito imprenditoriale, un’autonomia, una capacità innovativa e un senso del rischio che hanno enormemente arricchito l’economia nazionale. Si calcola che nel Rio Grande i discendenti di italiani siano oggi più di due milioni, un quinto della popolazione dello Stato. Questa comunità, inizialmente di contadini e lavoratori generici, produce ormai l’élite dell’imprenditoria locale e poi intellettuali, giornalisti, professionisti, professori d’università, politici al massimo livello. Cinque governatori dello Stato nell’ultimo cinquantennio vantano un’ascendenza italiana”.
I fazenderos senza scrupoli
Ai fazenderos il modo di lavorare degli italiani piaceva molto .Apprezzavano le abitudini della tipica famiglia italiana ed invogliavano a far arrivare dall'Italia altri gruppi familiari.
 L'emigrazione serviva per migliorare lo sviluppo .Si spiano' cosi la strada per un grande esodo .Anche se, a dire la verita', a causa di fazenderos senza scrupoli, in molti casi la manodopera degli emigranti italiani sostituì in buona parte quella prestata fin allora dalle persone usate come schiavi: in quanto bianco e cattolico l’immigrato italiano era trattato diversamente dagli schiavi di colore, anche se la qualità della vita era di poco superiore tanto che la mentalità schiavista di molti proprietari terrieri portò il governo italiano a proibire l’emigrazione in Brasile con il Decreto Prinetti del 1902 con il quale si sospendeva la licenza speciale a compagnie di navigazione per il trasporto gratuito di emigranti italiani in Brasile presso fazenderos senza scrupoli. Anche piu' tardi l'emigrazione continuo'
La saudade 
L’emigrante imparava a convivere con i sentimenti della malinconia e della nostalgia che lo attanagliava continuamente senza tregua. Rimaneva nel paese ospite solo per necessità di tipo economico, pensando continuamente al ritorno in patria, a quando ritroverà la sua famiglia, le abitudini, i sapori e gli odori della sua terra.
La decisione di emigrare, raramente era il frutto di una libera scelta, ognuno affrontava le difficoltà del lungo viaggio con la speranza che un giorno sarebbe tornato in patria.Le cose, però, con il passare degli anni cominciarono a cambiare: il nostro emigrante cominciò ad adattarsi al nuovo ambiente sociale, imparò a convivere con la diversità di usi e costumi e, cosa più importante, assimilò la lingua e le abitudini di vita e sebbene continuasse a rimpiangere il suo paese natale, non viveva più la sua condizione di emigrante in maniera negativa, ma si impegnava per consolidare e migliorare la sua condizione
I DISCENDENTI ITALIANI OGGI
Oggi, la stragrande maggioranza dei figli dei nostri emigrati in Brasile, è laureata ed occupa posti di lavoro importanti e dignitosi. L’emigrante italiano in Brasile, oggi, è pienamente brasiliano, lo è nel cuore e nell’anima. Per lui, essere brasiliano, non indica tanto l’appartenenza ad un popolo ma è qualcosa di più profondo.. è un sentimento… un modo di essere e di porsi nei confronti della vita. E’ questa, forse, la diversità maggiore che si coglie tra chi è emigrato in Brasile e chi invece si trova in tutt’altra parte del mondo. Se è vero che il concetto di emigrazione è uguale dappertutto, è altrettanto pacifico che chi è emigrato in Svizzera piuttosto che in Germania non si sente parte di quelle nazioni a differenza di chi, invece, è emigrato in Brasile ed è divenuto un tutt’uno con quella gente. Basti pensare che la circoscrizione consolare di S. Paulo il numero di quanti svolgono attività imprenditoriali (8625 persone) e il livello di scolarizzazione, sono significativamente elevati. Più di 38 mila italiani sono laureati o diplomati, mentre 23 mila hanno titoli di studio inferiori. All’interno del territorio vi sono 126 associazioni di emigrati e l’insegnamento della lingua italiana è diffuso in tutta la circoscrizione. S. Paolo conta il maggior numero di ristoranti italiani di tutto il Brasile e qui sono nate le principali testate giornalistiche come L’Emigrazione, Il Corriere Lucchese, La Voce Toscana, l’Italia del popolo e la Fanfulla, stampato per la prima volta nel 1893 e tuttora esistente. La Circoscrizione consolare di Porto Alegre coincide con lo Stato di Rio Grande do Sul, dove il flusso di emigrati italiani ebbe inizio ufficiale nel 1875, conta circa circa 3 milioni di discendenti , mentre i residenti iscritti all’anagrafe sono più di 36 mila. Di questi, 8725 svolgono libere professioni e solo 36 sono operai o impiegati. Più di 20 mila connazionali, inoltre, possiedono un diploma o la laurea. Anche le strutture di documentazione sulla presenza italiana nel territorio sono numerose e nella circoscrizione si trovano concentrate le principali Case Editrici che gestiscono iniziative italiane, come la "EST Ediçoes" di Porto Alegre, che vede pubblicati 300 libri sull’immigrazione italiana. Mancano invece informazioni accurate sulle associazioni di emigrati, mentre sono particolarmente significativi i dati sull’imprenditorialità italiana, presente nel territorio con più di 400 imprese. Fanno parte della Circoscrizione consolare di Curitiba gli Stati del Paranà e di Santa Caterina. Nel 1875 centinaia di famiglie italiane, e soprattutto venete, furono chiamate a coltivare le terre incolte di queste regioni. Ora le comunità italiane raggiungono i 4 milioni di individui, di cui 30 mila con passaporto italiano. Di questi, quasi 5 mila svolgono attività imprenditoriali o sono liberi professionisti e il tasso di scolarizzazione è molto alto. Le associazioni culturali sono 123 e quelle venete raccolgono da sole più di 3 mila soci.
Sono piuttosto scarsi, invece, gli studi sulla presenza italiana nella Circoscrizione consolare di Rio de Janeiro, che comprende gli stati di Rio de Janeiro, Espirito Santo e Bahia. Tuttavia, negli ultimi anni si sono registrate numerose iniziative e manifestazioni folkloristiche incentrate sulla riscoperta dell’italianità. Nello stato di Rio de Janeiro sono attualmente attive 29 tra associazioni italiane e circoli regionali a scopo culturale e ricreativo, cui si affiancano associazioni a finalità assistenziali, sportive e sindacali. Non esistono scuole italiane legalmente riconosciute, ma la lingua è stata inserita come materia di studio in alcuni istituti dalla quarta elementare alla terza media ed è stato siglato un accordo tra l’Università di Rio de Janeiro e il Consolato Generale d’Italia per l’insegnamento della lingua nel "Vestibular" (esame di ammissione alle Università).
La circoscrizione consolare di Recife, che comprende tutti gli Stati del "Nordeste brasiliano" è stata la più trascurata dalla letteratura sull’immigrazione. Eppure, fu proprio in queste terre che sbarcò Amerigo Vespucci durante la sua prima spedizione nelle Americhe. E il fenomeno migratorio successivo non è da sottovalutare, Gli oriundi presenti sono circa 50 mila, anche se i residenti iscritti all’anagrafe consolare, concentrati soprattutto a Recife, Fortaleza e Belèm, risultano solo 4.500. Le associazioni italiane non sono molto numerose. Tra queste, il Centro Cultural Italo Brasileiro Dante Alighieri, la Casa d’Italia e l’Istituto de Cultura Italiana de Fortaleza. Quest’ultimo, nato nel 1998 per diffondere la lingua e la cultura italiane, ha assunto un’importanza determinante nell’economia turistica del Nordest, offrendo corsi di lingua e di formazione professionale per addetti ai settori turistico e alberghiero.
Alla Circoscrizione consolare di Belo Horizonte appartengono gli Stati di Minas Gerais, Goias e Tocantins dove, a cavallo del 1800, si diressero molti operai, soprattutto dal Sud Italia, per lavorare alla fondazione e allo sviluppo della zona. L’emigrazione verso queste terre è stata caratterizzata dalla richiesta di manodopera nei settori dell’industria e del commercio, piuttosto che in agricoltura. E molti italiani trovarono impiego anche nell’edilizia, lasciando la loro impronta architettonica negli edifici dell’epoca. Ha inizio, invece, negli anni ‘70 l’emigrazione di lavoratori specializzati nel settore automobilistico, che ha fatto seguito all’arrivo a Belo Horizonte della FIAT e di altre multinazionali straniere. Per far fronte alle esigenze educative delle famiglie italiane, venne creata nello stesso periodo la "Fondazione Torino", che ora si è trasformata in un istituto bilingue e biculturale frequentato da 600 studenti ogni semestre. I discendenti dei nostri connazionali presenti nel territorio sono oggi circa 1 milione e mezzo e 9 mila quelli iscritti all’anagrafe consolare. Belo Horizonte vanta una Società Italiana di Beneficenza e Mutuo soccorso nata nel 1896 e ancora attiva, ma il fenomeno dell’associazionismo è meno sentito rispetto ad altre zone, anche se questo potrebbe significare il rapido processo di integrazione dei gruppi nazionali nella società brasiliana, piuttosto che la loro scarsa vitalità.
















Proponi su Oknotizie

Rivolta in Brasile e rassegnazione italiana

Brasile, monta la rivolta sociale
In Brasile la rivolta sociale è un fiume in piena, che non accenna a placarsi. 50mila persone hanno attraversato ieri le strade di San Paolo, riversandosi nella centrale Praça da Sé, di fronte alla Cattedrale. Dalla scandalo corruzione del 1992, il Paese non viveva una mobilitazione così imponente.
“Queste voci della strada devono essere ascoltate. La forza della voce della strada è il senso civico del nostro popolo”- ha detto la presidente Dilma Rousseff in un discorso al Palazzo presidenziale a Brasilia all’indomani della marcia di duecentomila persone in diverse città.
“Non è per qualche centesimo, è per avere diritti”: è uno degli slogan della manifestazione di San Paolo. L’aumento dei prezzi del biglietto dei mezzi pubblici è stato il pretesto per far esplodere un più profondo malessere sociale.
“Siamo qui perché vogliamo migliorare il nostro Paese in questo momento che è cruciale, con la libertà possiamo ottenere tutto dalla vita” – dice Leonardo Mauro, uno dei tanti giovani che affolla le strade di San Paolo.
L’aumento dell’inflazione, il cattivo andamento dell’economia e la disoccupazione galoppante sono alla base delle proteste.
A fronte di risorse sempre minori per sanità e educazione, i manifestanti considerano un ingiusto spreco i fondi stanziati per la Coppa del Mondo di calcio, in programma nel 2014

Realmente anche c'è il problema della corruzione delle solite spese assurde della politica, legge anti corruzione che non passa...

Più o meno quello che accade in Italia.

Con la differenza del debito pubblico ( L'Italia è al 4° posto al mondo) e del fatto che il Brasile è meta di investimenti stranieri e ricco di materie prime. Un continente in via di sviluppo, dove la natalità è discretamente alta.
Il Brasile è un paese in via di sviluppo, l'Italia e L'Europa tutta, sono in declino inesorabile.
L' Italia nella fattispecie si è avvitata in una spirale dalla quale è difficile uscire e che vede privilegi incredibile contrapposti a salari medi molto bassi.
  • Contratti di lavoro di natura e forme anticostituzionali, chi ha troppo chi niente.
  • Salari mediamente al di sotto dell'Europa e con differenziazioni tra dirigenti e impiegati inammissibili, pari anche ad un rapporto di 100 a 1
  • Ancora contratti precari assolutamente anticostituzionali e di fame
  • Sistema pensionistico che vede contrapposte pensioni da decine di migliaia di euro a quelle di 800 o meno.
  • Sistema sanitario ancora ai primi posti al mondo ma con buone possibilità di sfascio a causa dei continui tagli e con grandi differenziazioni tra nord e sud
  • Scuola di pessima qualità e con poche speranze di ripresa sempre per i continui tagli
  • Penitenziari da terzo mondo
  • Burocrazia incredibilmente lenta
  • Giustizia assolutamente lenta agli ultimi posti al mondo
  • Disoccupazione sempre in aumento, i dati presenti sono superati giornalmente.
E' stato tradito il dettato costituzionale Art.3 "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." e Art.4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto."
Ci sono cittadini, ad esempio nella politica, che hanno salari dell'ordine di 10 o 16 mila euro, contro salari medi dell'ordine di 1.500/2.000 euro.
Pensioni nell'ordine di 3.000 euro al giorno che è la cifra che mediamente prende un pensionato "normale" in 6 mesi..
Cosa è accaduto?  La classe politica legifera per i propri interessi senza tenere conto del resto del paese. Si è verificata una scollatura tra questa classe dirigente (che realmente non ha le capacità di dirigere e questo si evince dalle condizioni del paese) e i lavoratori che dovrebbero mandare avanti il paese.
3637 le imprese fallite nel primo trimestre del 2013, sempre in crescita.
12.8% tasso disoccupazione, 40% tra i giovani, sempre in continua crescita.
120 suicidi nei primi mesi del 2012 di imprenditori o lavoratori in crisi economica, per quello che si conosce.
104.000 le aziende chiuse nel 2012.
27.000 quelle trasferite all'estero.
Quest'ultimo dato è il prodotto delle "politiche" dei vari governi italiani. E' la dimostrazione dell'incapacità di governare e di gestire un paese.
Questo ed altri risultati dovrebbero indurre una classe "dirigente" dignitosa a tagliarsi i compensi e ridurre il loro stesso numero sia in Parlamento che in Senato.
In una famiglia, in caso di difficoltà economiche, il capo famiglia per primo comincia a tagliare i propri vizi e spese superflue.
Da questi dati si evince l'impossibilità a crescere di questo paese, privo di materie prime e di industrie e carico di una spesa corrente che è frutto di clientele e di un'organizzazione di un paese che non esiste più e che mai potrà ritornare.
OkNotizieIl mio Segnalo







Il Brasile si ribella, una storia tutta italiana!

Che accade in Brasile? Solo per aumento di 0,20 cent di reais la gente è impazzita, sembrerebbe, che l'aumento servirà a pagare le spese sportive della coppa.
Ma non è così semplice è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la gente è stanca di una politica corrotta, sprecona e troppo costosa, è stanca dell'inflazione, di vedersi tagliati ospedali e scuole. Di vedere troppi soldi spesi per il football ed altre amenità simili mentre vengo tagliati e disattesi i bisogni più elementari. Legge anti corruzione che non viene approvata.
Un film che qui in Italia conosciamo bene. Queste foto rappresentano le masse di lavoratori, studenti e pensionati scesi nelle strade delle maggiori città Brasiliane ,non sono foto folkloristiche del carnevale di Rio.
Riflettere, vero è che qui in Italia l'inflazione è bassa ma è pure vero che il Brasile è un continente in espansione con materie prime abbondanti e popolazione giovane. Viceversa in Italia e forse in Europa, le materie prime scarseggiano, le fabbriche preferiscono scappare, i giovani sono sempre meno, come le speranze di ripresa .


https://www.facebook.com/photo.php?v=10151473695177175
Il mio Segnalo

Sicilia finalmente libera!

Chi ha vinto in Sicilia? EUROLANDIA. Ma anche le coscienze dei siciliani In evidenza.
Sintesi: dalla vittoria di Crocetta emerge un quadro di potere diverso, sia a livello nazionale che siciliano. Una vittoria per i poteri di controllo internazionali, ma anche più spazio per le coscienze. Crocetta: una strana mistura di bella antimafia e di strane pulsioni a privatizzare e a ridurre l’autonomia istituzionale siciliana. Grillo che raccoglie parte dei risvegli, ma li tiene su una frequenza di odio ed è inconsapevolmente funzionale ad un disegno di strategia del terrore nei confronti della vecchia classe politica, per spingerla in altri ovili… I poteri oscuri vincono ancora, ma per farlo sono obbligati a perdere terreno in favore delle libertà dei siciliani. Crocetta, candidato antimafia di Bersani e di Casini, viene nominato Governatore della Sicilia. Grillo ottiene un grande risultato e con oltre il 15% dei votanti diventa il primo partito siciliano. Il PDL e la destra affondano, sia perché travolti dagli scandali, sia perché divisi al loro interno. Oltre la metà degli elettori non è andata a votare, dimostrando che in Sicilia sta crollando anche il vecchio e ferreo meccanismo clientelare.
Chiari segnali per la politica nazionale, che dovrà trarne le conseguenze. Cosa è successo, e cosa succederà? Non è facile capirlo e dirlo in poche parole. Ma proviamo.
Bisogna partire dai fondamentali di quello che sta accadendo in Italia ed in Europa, e poi tutto forse diventa più chiaro: L’unico evento di grande portata in atto è da un paio di decenni l’onda di risveglio di coscienze, a livello orizzontale e locale, che si occupa di libertà individuali, di ecologia, di animalismo, di olismo, di nuove spiritualità, di buone pratiche, di beni comuni, ecc. Un grande risveglio delle coscienze che sta già modificando i gusti di masse ancora minoritarie ma importanti, e che comincia a condizionare le scelte politiche ed economiche. E che nei prossimi anni pretenderà di entrare in politica con una visione libera e difficilmente assoggettabile ai grandi poteri. Di fronte a questa onda per loro minacciosa, che si svolge a partire dal locale e dall’orizzontale, i poteri storici di manipolazione (certe massonerie e certi ordini religiosi), hanno deciso di reagire indebolendo l’importanza e la forza politica dei tessuti locali, per verticalizzare ed accentrare il potere. Allo scopo di controllarlo meglio. Come primo passo lo stanno facendo rafforzando il superstato Europeo. Per obbligare a questa riconversione l’Italia ed altri Paesi, hanno creato una crisi finanziaria ed economica devastante, rispetto alla quale hanno presentato - come unica soluzione obbligata - la centralizzazione di tutto il potere nelle istituzioni europee. E il depotenziamento di tutte le strutture politiche ed istituzionali locali. Per depotenziare le strutture politiche e di affari locali, bisogna indebolire o distruggere le lobbies politico-affaristico-malavitose che hanno dominato l’Italia finora. Non importa se lo hanno fatto al servizio di quegli stessi poteri che ora le stanno distruggendo. La realtà è che non sono più funzionali ai poteri di manipolazione perché sempre di meno il loro modo di fare assicura il controllo dei territori e sempre di più produce, per reazione, il risveglio della gente. Quello che ora questi poteri vogliono ottenere è una classe politica meno legata ai territori e più connessa solamente a loro ed alle direttive europee. Meno indipendente e frazionata. Che diventi strumento docile delle politiche centralizzanti. Come lo stanno ottenendo? Con alcuni strumenti principali:
1.Un governo tecnico agile, indipendente dal Parlamento e dalle lobbies territoriali e capace di obbedire prontamente alle direttive superiori. Capace di utilizzare la crisi finanziaria per depotenziare le istituzioni locali e svendere le ricchezze dello Stato, incluse le aziende ed i beni comuni.
2.Una serie di scandali ed arresti che, dimostrando l’indegnità della classe politica attuale, ne facilitino il condizionamento e la sostituzione. E consentano di buttare via pezzi preziosi di istituzioni locali insieme ai ladri che le hanno occupate.
3.Una opposizione come quella grillina, che dice spesso la verità, che raccoglie consensi soprattutto nel movimento del risveglio, ma che non ha possibilità concrete di raggiungere maggioranze di governo. E quindi non disturba i poteri veri, in quanto mette “in frigo” pezzi di risveglio e per di più li tiene su una deleteria frequenza di odio. Ed inoltre ha un effetto terrorizzante per la vecchia classe politica: la paura di perdere il posto o di finire in galera. E quindi l’obbligo per i vecchi politici di convergere sui nuovi vincenti: i circuiti e le lobbies massoniche e religiose che sostengono la centralizzazione europea. Anche volendo buttarsi dalla parte dei grillini non possono, perchè questi giustamente non li vogliono. Chiusi in una tenaglia tra magistrati e grillini, i politici italiani stanno diventando progressivamente il disciplinato esercito di Eurolandia. Chi resiste, non si ricicla nella direzione “giusta” o non è più adatto, viene eliminato dalla scena.
Questa la base per comprendere cosa sta succedendo in Sicilia. La grande astensione e la vittoria di Grillo dimostrano che il risveglio avanza a grandi passi nella bella Trinacria.
Ma l’alchimia che dà la vittoria a Crocetta con pochissimi voti effettivi è perfettamente funzionale al disegno di cui abbiamo scritto sopra. Che il buon Crocetta ne sia cosciente o no.
Quali i punti forti del suo programma?
Lotta alla Mafia ed alla corruzione, privatizzazioni spinte, riduzione dei poteri della Regione.
I grandi circuiti gesuitico-massonici che sono dietro la centralizzazione europea non potevano avere un risultato migliore. Che si aggiunge alla presa gesuita del potere palermitano con il Sindaco Orlando. Cosa accadrà ora in Sicilia ed a livello nazionale? Una parola d’ordine viene per il vecchi circuiti politici da queste elezioni: cerchiamo rifugi sicuri presso chi sta vincendo. I grillini non ci vogliono, e quindi siamo pronti a nuove alleanze, a nuove formazioni che siano di gradimento del circuito massonico-gesuita. Ecco, quello che si prefigura è la formazione di un fronte compatto europeista. Le prossime elezioni parlamentari si giocheranno proprio su questo tema: chi sta con l’Europa è saggio, sensato, e vuole salvare l’Italia. Questo diranno tutti i media. Chi invece vocifera contro l’Europa - stando con quei risvegliati che sono tra i grillini e con quei pezzi di antichi e corrotti poteri locali che non vogliono mollare l’osso del potere - verrà considerato pazzo, sovversivo ed intenzionato a ridurre in povertà ed alla fame il popolo. Indovinate chi vincerà le elezioni nazionali…In Sicilia il risultato netto di queste elezioni regionali è buono per le coscienze e per la libertà. Per la necessità di arroccarsi a Bruxelles, i poteri di manipolazione stanno indebolendo quei poteri locali politico-mafiosi che hanno creato tante piccole gabbie asfissianti per la Sicilia ed ogni suo territorio. E’ vero che lo fanno per metterci tutti, anche i siciliani, in una gabbia più grande. Ma una gabbia meno asfissiante, meno invasiva delle libertà individuali, di quella che ha occupato per ragioni di potere il Sud per decenni. I grandi poteri sono obbligati a retrocedere verso Bruxelles perché ovunque, anche in Sicilia, non funzionava più il vecchio modello di controllo del territorio. Ora l’antico modo mafioso e corrotto di far politica produce più risvegli per reazione che clientele. Con il rischio della perdita totale del controllo.
Ecco, il risultato netto è in una progressiva maggiore libertà possibile per i siciliani.
Ma non data dai politici, bensì lasciata andare dai poteri di manipolazione perché proprio non possono farne a meno. Di fronte alla montante e positiva onda di risveglio. Cosa fare ora? Rimanere coscienti che quella che si sta aprendo è una nuova gabbia, tutta da conoscere, per usarne i nuovi spazi tra le sbarre. E vigilare, muoversi sul proprio territorio, evitare di odiare, e costruire, pezzo pezzo, una nuova realtà virtuosa ed amorosa. A partire da se stessi. E’ questo che più atterrisce i poteri oscuri e li obbliga a cedere terreno.
Come fa la luce con l’ombra.

http://coscienzeinrete.net/politica/item/920-chi-ha-vinto-in-sicilia-eurolandia-ma-anche-le-coscienze-dei-siciliani
Il mio Segnalo

Patto stato mafia

Patto Stato mafia;

C'è grande parlare nei media di questo argomento. I misteri si sa, attraggono! A volte si inventano o si dilatano per vendere libri e giornali o solo per il gusto di interessare qualche volta per tornaconto personale o del proprio gruppo o lobby. Questa volta il mistero c'è, lo dicono i pentiti un certo Ciancimino Jr., figlio di don Vito che con  la sua presenza nel consiglio comunale di Palermo dal 1959 al 1964 assicurò ingenti capitali alla mafia spa. Dove siano finiti la maggior parte dei capitali dei Ciancimino questo è tutto da chiarire.  Testi poco raccomandabili per la verità, ma il pool antimafia è preparato, saprà vagliare e cercare riscontri. La Giustizia in Italia è quasi da terzo mondo  La Giustizia è tale solo se i tempi sono certi e brevi altrimenti serve agli storici! Il pool anti mafia si salva da questo sfacelo, è gente specializzata, organizzata. A parte le leggi molto speciali che ci vengono criticate in tutto il mondo civile, ma purtroppo per tutto c'è un prezzo da pagare!
E' normale che i media cerchino di carpire informazioni anzi tempo. L'avviso di garanzia è a tutela dell'indagato ma spesso si trasforma in avviso di "reato". Si sa come la gente pensa quando è a conoscenza di un avviso o solo un interrogatorio da parte del Magistrato. La gente comincia a chiedersi ...."cosa avrà fatto il presunto imputato"... dirà:  "che comunque qualche cosa ci sarà per essere stato chiamato". Tutto questo alla faccia della garanzia sarebbe opportuno un po' di stile e di privacy Il compianto Giudice Falcone, operava in assoluto riservo ed in condizioni di vita disagevoli e sicuramente era un uomo solo, ciò non gli impedì di assestare un colpo poderoso all'organizzazione, col maxi processo, prima e con la "procura" antimafia, poi.
Per questo e tanti altri caduti non ci sono misteri di cui parlare o almeno nessuno ne ha mai parlato, qualcuna di queste vittime più o meno eccellenti, dipende dal punto di vista, neppure è conosciuta alla maggior parte della gente di qui, e proprio perché non ci sono stati strani misteri. Da che mondo è mondo quasi tutti gli stati scendono a patti e l'Italia non fa differenza. E' di questi giorni la liberazione della cooperante sarda rapita in africa, altri credo impiegati altro agente nello Yemen, per tutti questi e per tanti altri ci è stata o ci sarà trattativa. Il problema è capire queste trattative cosa costano! Si cerca di mediare anche per le stragi di Milano, Roma e Firenze, probabilmente per salvare altre vite, voglio sperare solo per questo, altrimenti dove sta la trattativa. Alla fine qualche cosa c'è stato di questo ormai tutti siamo convinti.
Se c'è coscienza che sia stato pagato un prezzo troppo alto bisogna andare avanti. Il prezzo è stato il 41 bis? Bene ci sono nomi e cognomi. I misteri non c'entrano niente. ----Veleni, invidie e attacchi politici. Giovanni Falcone, oggi simbolo dell’antimafia, in vita era un uomo solo, disprezzato e ostacolato nel suo lavoro di magistrato. Maria Falcone, sorella del giudice palermitano, lo ricorda così nel suo libro “Giovanni Falcone. Un eroe solo” scritto insieme a Francesco Barra e presentato nella rassegna viterbese Caffeina cultura. Oggi la Procura di Palermo che indaga sulla Trattativa Stato-mafia riceve duri moniti da parte della politica e della stampa. Complice di questo clima avvelenato l’intercettazione tra Mancino e Napolitano depositata presso il tribunale siciliano. "Falcone era un uomo solo, il primo che parlò di Mafia, Ingroia ha oggi il sostegno della società civile” afferma la sorella di Falcone “non sono situazioni paragonabili”. “Al di là del metodo di Ingroia – continua la professoressa Falcone – penso che bisogna rivedere il meccanismo delle pubblicazioni di alcune intercettazioni irrilevanti per i fatti di mafia. Le risposte di D’Ambrosio a Mancino sono quelle tipiche che si usano quando si deve liquidare qualcuno a cui però non puoi non dare udienza per il ruolo che hanno rivestito”. Polemiche a parte, purtroppo “in Italia gli eroi si riconoscono sempre quando sono morti” afferma con amarezza la signora Falcone “perché non possono dare più problemi” di Irene Buscemi

Stupefacenti le dichiarazioni di Maria Falcone che parla di "intercettazioni irrilevanti Infatti è così, tutti quelli che hanno letto realmente queste frasi le giudicano così.
Nel frattempo certa opinione pubblica, quella che probabilmente legge solo i "titoli" si è convinta che le più alte istituzione italiane sono colpevoli di alto tradimento. Il nostro presidente non ha niente di cui avere preoccupazione, visto che all'epoca dei fatti il presidente era altro. Quindi sta difendendo l' "istituzione", non tanto per se ma per i futuri presidenti.
Anche in questo caso Falcone, insegna, per chi vuole approfondire cosa significa essere attaccati  mentre si svolge il lavoro di Magistrato:
http://www.youtube.com/watch?v=k5JGWBP7U8Y
http://www.youtube.com/watch?v=qpK6Ys1pCqg
Potrebbe tornare utile cosa diceva Falcone del 3° livello, finalmente parole sue e non manipolate come è costume di certa parte politica e di tanti giornalisti e sociologi da strapazzo.
Falcone scrive che il Terzo Livello, quello che alcuni riterranno responsabile della sua uccisione, è soltanto un fraintendimento. Non esiste nessun terzo livello. Anzi, chi lo cerca, non fa che ritardare le indagini e complicare il lavoro dei magistrati.
Da :Cose di Cosa Nostra, il libro che il giudice scrisse nel 1991, poco prima della sua morte
  breve antologia dei pensieri di Giovanni Falcone:
Il Csm è diventato anziché organo di autogoverno e garante della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare… con le correnti interne diventate cinghia di trasmissione della lotta politica. (La Repubblica, 20 maggio 1990)
Quanti altri danni deve produrre questa politicizzazione della giustizia? (La Stampa, 6 settembre 1991)
Io dico che bisogna stare attenti a non confondere la politica con la giustizia penale. In questo modo l’Italia pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba. (La Stampa, 6 settembre 1991).
Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità. La cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo. (citato in Mario Patrono, Il cono d’ombra, Milano 1996).
Mi sento di condividere l’analisi secondo cui, in mancanza di controlli istituzionali sull’attività del Pm, saranno sempre più grandi i pericoli che influenze informali e collegamenti occulti con centri occulti di potere possano influenzare l’esercizio di tale attività… Mi sembra giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività dei Pm finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica della obbligatorietà dell’azione penale e dalla mancanza di tali controlli su tale attività. (convegno di Senigallia, 15 marzo 1990)
Il Pm non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para giudice… Chi come me richiede che siano invece giudice e Pm due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come  nemico dell’indipendenza della magistratura; un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo. (La Repubblica, 3 ottobre 1991)
***
Pensiero personale: a voler pensar male certo è che Giovanni Falcone i suoi peggiori nemici li aveva nello schieramento di sinistra a sostegno della magistratura e in alcuni magistrati stessi…
 
Il mio Segnalo