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Rivolta in Brasile e rassegnazione italiana

Brasile, monta la rivolta sociale
In Brasile la rivolta sociale è un fiume in piena, che non accenna a placarsi. 50mila persone hanno attraversato ieri le strade di San Paolo, riversandosi nella centrale Praça da Sé, di fronte alla Cattedrale. Dalla scandalo corruzione del 1992, il Paese non viveva una mobilitazione così imponente.
“Queste voci della strada devono essere ascoltate. La forza della voce della strada è il senso civico del nostro popolo”- ha detto la presidente Dilma Rousseff in un discorso al Palazzo presidenziale a Brasilia all’indomani della marcia di duecentomila persone in diverse città.
“Non è per qualche centesimo, è per avere diritti”: è uno degli slogan della manifestazione di San Paolo. L’aumento dei prezzi del biglietto dei mezzi pubblici è stato il pretesto per far esplodere un più profondo malessere sociale.
“Siamo qui perché vogliamo migliorare il nostro Paese in questo momento che è cruciale, con la libertà possiamo ottenere tutto dalla vita” – dice Leonardo Mauro, uno dei tanti giovani che affolla le strade di San Paolo.
L’aumento dell’inflazione, il cattivo andamento dell’economia e la disoccupazione galoppante sono alla base delle proteste.
A fronte di risorse sempre minori per sanità e educazione, i manifestanti considerano un ingiusto spreco i fondi stanziati per la Coppa del Mondo di calcio, in programma nel 2014

Realmente anche c'è il problema della corruzione delle solite spese assurde della politica, legge anti corruzione che non passa...

Più o meno quello che accade in Italia.

Con la differenza del debito pubblico ( L'Italia è al 4° posto al mondo) e del fatto che il Brasile è meta di investimenti stranieri e ricco di materie prime. Un continente in via di sviluppo, dove la natalità è discretamente alta.
Il Brasile è un paese in via di sviluppo, l'Italia e L'Europa tutta, sono in declino inesorabile.
L' Italia nella fattispecie si è avvitata in una spirale dalla quale è difficile uscire e che vede privilegi incredibile contrapposti a salari medi molto bassi.
  • Contratti di lavoro di natura e forme anticostituzionali, chi ha troppo chi niente.
  • Salari mediamente al di sotto dell'Europa e con differenziazioni tra dirigenti e impiegati inammissibili, pari anche ad un rapporto di 100 a 1
  • Ancora contratti precari assolutamente anticostituzionali e di fame
  • Sistema pensionistico che vede contrapposte pensioni da decine di migliaia di euro a quelle di 800 o meno.
  • Sistema sanitario ancora ai primi posti al mondo ma con buone possibilità di sfascio a causa dei continui tagli e con grandi differenziazioni tra nord e sud
  • Scuola di pessima qualità e con poche speranze di ripresa sempre per i continui tagli
  • Penitenziari da terzo mondo
  • Burocrazia incredibilmente lenta
  • Giustizia assolutamente lenta agli ultimi posti al mondo
  • Disoccupazione sempre in aumento, i dati presenti sono superati giornalmente.
E' stato tradito il dettato costituzionale Art.3 "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." e Art.4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto."
Ci sono cittadini, ad esempio nella politica, che hanno salari dell'ordine di 10 o 16 mila euro, contro salari medi dell'ordine di 1.500/2.000 euro.
Pensioni nell'ordine di 3.000 euro al giorno che è la cifra che mediamente prende un pensionato "normale" in 6 mesi..
Cosa è accaduto?  La classe politica legifera per i propri interessi senza tenere conto del resto del paese. Si è verificata una scollatura tra questa classe dirigente (che realmente non ha le capacità di dirigere e questo si evince dalle condizioni del paese) e i lavoratori che dovrebbero mandare avanti il paese.
3637 le imprese fallite nel primo trimestre del 2013, sempre in crescita.
12.8% tasso disoccupazione, 40% tra i giovani, sempre in continua crescita.
120 suicidi nei primi mesi del 2012 di imprenditori o lavoratori in crisi economica, per quello che si conosce.
104.000 le aziende chiuse nel 2012.
27.000 quelle trasferite all'estero.
Quest'ultimo dato è il prodotto delle "politiche" dei vari governi italiani. E' la dimostrazione dell'incapacità di governare e di gestire un paese.
Questo ed altri risultati dovrebbero indurre una classe "dirigente" dignitosa a tagliarsi i compensi e ridurre il loro stesso numero sia in Parlamento che in Senato.
In una famiglia, in caso di difficoltà economiche, il capo famiglia per primo comincia a tagliare i propri vizi e spese superflue.
Da questi dati si evince l'impossibilità a crescere di questo paese, privo di materie prime e di industrie e carico di una spesa corrente che è frutto di clientele e di un'organizzazione di un paese che non esiste più e che mai potrà ritornare.
OkNotizieIl mio Segnalo







Il Brasile si ribella, una storia tutta italiana!

Che accade in Brasile? Solo per aumento di 0,20 cent di reais la gente è impazzita, sembrerebbe, che l'aumento servirà a pagare le spese sportive della coppa.
Ma non è così semplice è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la gente è stanca di una politica corrotta, sprecona e troppo costosa, è stanca dell'inflazione, di vedersi tagliati ospedali e scuole. Di vedere troppi soldi spesi per il football ed altre amenità simili mentre vengo tagliati e disattesi i bisogni più elementari. Legge anti corruzione che non viene approvata.
Un film che qui in Italia conosciamo bene. Queste foto rappresentano le masse di lavoratori, studenti e pensionati scesi nelle strade delle maggiori città Brasiliane ,non sono foto folkloristiche del carnevale di Rio.
Riflettere, vero è che qui in Italia l'inflazione è bassa ma è pure vero che il Brasile è un continente in espansione con materie prime abbondanti e popolazione giovane. Viceversa in Italia e forse in Europa, le materie prime scarseggiano, le fabbriche preferiscono scappare, i giovani sono sempre meno, come le speranze di ripresa .


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Il mio Segnalo

Sicilia finalmente libera!

Chi ha vinto in Sicilia? EUROLANDIA. Ma anche le coscienze dei siciliani In evidenza.
Sintesi: dalla vittoria di Crocetta emerge un quadro di potere diverso, sia a livello nazionale che siciliano. Una vittoria per i poteri di controllo internazionali, ma anche più spazio per le coscienze. Crocetta: una strana mistura di bella antimafia e di strane pulsioni a privatizzare e a ridurre l’autonomia istituzionale siciliana. Grillo che raccoglie parte dei risvegli, ma li tiene su una frequenza di odio ed è inconsapevolmente funzionale ad un disegno di strategia del terrore nei confronti della vecchia classe politica, per spingerla in altri ovili… I poteri oscuri vincono ancora, ma per farlo sono obbligati a perdere terreno in favore delle libertà dei siciliani. Crocetta, candidato antimafia di Bersani e di Casini, viene nominato Governatore della Sicilia. Grillo ottiene un grande risultato e con oltre il 15% dei votanti diventa il primo partito siciliano. Il PDL e la destra affondano, sia perché travolti dagli scandali, sia perché divisi al loro interno. Oltre la metà degli elettori non è andata a votare, dimostrando che in Sicilia sta crollando anche il vecchio e ferreo meccanismo clientelare.
Chiari segnali per la politica nazionale, che dovrà trarne le conseguenze. Cosa è successo, e cosa succederà? Non è facile capirlo e dirlo in poche parole. Ma proviamo.
Bisogna partire dai fondamentali di quello che sta accadendo in Italia ed in Europa, e poi tutto forse diventa più chiaro: L’unico evento di grande portata in atto è da un paio di decenni l’onda di risveglio di coscienze, a livello orizzontale e locale, che si occupa di libertà individuali, di ecologia, di animalismo, di olismo, di nuove spiritualità, di buone pratiche, di beni comuni, ecc. Un grande risveglio delle coscienze che sta già modificando i gusti di masse ancora minoritarie ma importanti, e che comincia a condizionare le scelte politiche ed economiche. E che nei prossimi anni pretenderà di entrare in politica con una visione libera e difficilmente assoggettabile ai grandi poteri. Di fronte a questa onda per loro minacciosa, che si svolge a partire dal locale e dall’orizzontale, i poteri storici di manipolazione (certe massonerie e certi ordini religiosi), hanno deciso di reagire indebolendo l’importanza e la forza politica dei tessuti locali, per verticalizzare ed accentrare il potere. Allo scopo di controllarlo meglio. Come primo passo lo stanno facendo rafforzando il superstato Europeo. Per obbligare a questa riconversione l’Italia ed altri Paesi, hanno creato una crisi finanziaria ed economica devastante, rispetto alla quale hanno presentato - come unica soluzione obbligata - la centralizzazione di tutto il potere nelle istituzioni europee. E il depotenziamento di tutte le strutture politiche ed istituzionali locali. Per depotenziare le strutture politiche e di affari locali, bisogna indebolire o distruggere le lobbies politico-affaristico-malavitose che hanno dominato l’Italia finora. Non importa se lo hanno fatto al servizio di quegli stessi poteri che ora le stanno distruggendo. La realtà è che non sono più funzionali ai poteri di manipolazione perché sempre di meno il loro modo di fare assicura il controllo dei territori e sempre di più produce, per reazione, il risveglio della gente. Quello che ora questi poteri vogliono ottenere è una classe politica meno legata ai territori e più connessa solamente a loro ed alle direttive europee. Meno indipendente e frazionata. Che diventi strumento docile delle politiche centralizzanti. Come lo stanno ottenendo? Con alcuni strumenti principali:
1.Un governo tecnico agile, indipendente dal Parlamento e dalle lobbies territoriali e capace di obbedire prontamente alle direttive superiori. Capace di utilizzare la crisi finanziaria per depotenziare le istituzioni locali e svendere le ricchezze dello Stato, incluse le aziende ed i beni comuni.
2.Una serie di scandali ed arresti che, dimostrando l’indegnità della classe politica attuale, ne facilitino il condizionamento e la sostituzione. E consentano di buttare via pezzi preziosi di istituzioni locali insieme ai ladri che le hanno occupate.
3.Una opposizione come quella grillina, che dice spesso la verità, che raccoglie consensi soprattutto nel movimento del risveglio, ma che non ha possibilità concrete di raggiungere maggioranze di governo. E quindi non disturba i poteri veri, in quanto mette “in frigo” pezzi di risveglio e per di più li tiene su una deleteria frequenza di odio. Ed inoltre ha un effetto terrorizzante per la vecchia classe politica: la paura di perdere il posto o di finire in galera. E quindi l’obbligo per i vecchi politici di convergere sui nuovi vincenti: i circuiti e le lobbies massoniche e religiose che sostengono la centralizzazione europea. Anche volendo buttarsi dalla parte dei grillini non possono, perchè questi giustamente non li vogliono. Chiusi in una tenaglia tra magistrati e grillini, i politici italiani stanno diventando progressivamente il disciplinato esercito di Eurolandia. Chi resiste, non si ricicla nella direzione “giusta” o non è più adatto, viene eliminato dalla scena.
Questa la base per comprendere cosa sta succedendo in Sicilia. La grande astensione e la vittoria di Grillo dimostrano che il risveglio avanza a grandi passi nella bella Trinacria.
Ma l’alchimia che dà la vittoria a Crocetta con pochissimi voti effettivi è perfettamente funzionale al disegno di cui abbiamo scritto sopra. Che il buon Crocetta ne sia cosciente o no.
Quali i punti forti del suo programma?
Lotta alla Mafia ed alla corruzione, privatizzazioni spinte, riduzione dei poteri della Regione.
I grandi circuiti gesuitico-massonici che sono dietro la centralizzazione europea non potevano avere un risultato migliore. Che si aggiunge alla presa gesuita del potere palermitano con il Sindaco Orlando. Cosa accadrà ora in Sicilia ed a livello nazionale? Una parola d’ordine viene per il vecchi circuiti politici da queste elezioni: cerchiamo rifugi sicuri presso chi sta vincendo. I grillini non ci vogliono, e quindi siamo pronti a nuove alleanze, a nuove formazioni che siano di gradimento del circuito massonico-gesuita. Ecco, quello che si prefigura è la formazione di un fronte compatto europeista. Le prossime elezioni parlamentari si giocheranno proprio su questo tema: chi sta con l’Europa è saggio, sensato, e vuole salvare l’Italia. Questo diranno tutti i media. Chi invece vocifera contro l’Europa - stando con quei risvegliati che sono tra i grillini e con quei pezzi di antichi e corrotti poteri locali che non vogliono mollare l’osso del potere - verrà considerato pazzo, sovversivo ed intenzionato a ridurre in povertà ed alla fame il popolo. Indovinate chi vincerà le elezioni nazionali…In Sicilia il risultato netto di queste elezioni regionali è buono per le coscienze e per la libertà. Per la necessità di arroccarsi a Bruxelles, i poteri di manipolazione stanno indebolendo quei poteri locali politico-mafiosi che hanno creato tante piccole gabbie asfissianti per la Sicilia ed ogni suo territorio. E’ vero che lo fanno per metterci tutti, anche i siciliani, in una gabbia più grande. Ma una gabbia meno asfissiante, meno invasiva delle libertà individuali, di quella che ha occupato per ragioni di potere il Sud per decenni. I grandi poteri sono obbligati a retrocedere verso Bruxelles perché ovunque, anche in Sicilia, non funzionava più il vecchio modello di controllo del territorio. Ora l’antico modo mafioso e corrotto di far politica produce più risvegli per reazione che clientele. Con il rischio della perdita totale del controllo.
Ecco, il risultato netto è in una progressiva maggiore libertà possibile per i siciliani.
Ma non data dai politici, bensì lasciata andare dai poteri di manipolazione perché proprio non possono farne a meno. Di fronte alla montante e positiva onda di risveglio. Cosa fare ora? Rimanere coscienti che quella che si sta aprendo è una nuova gabbia, tutta da conoscere, per usarne i nuovi spazi tra le sbarre. E vigilare, muoversi sul proprio territorio, evitare di odiare, e costruire, pezzo pezzo, una nuova realtà virtuosa ed amorosa. A partire da se stessi. E’ questo che più atterrisce i poteri oscuri e li obbliga a cedere terreno.
Come fa la luce con l’ombra.

http://coscienzeinrete.net/politica/item/920-chi-ha-vinto-in-sicilia-eurolandia-ma-anche-le-coscienze-dei-siciliani
Il mio Segnalo

Patto stato mafia

Patto Stato mafia;

C'è grande parlare nei media di questo argomento. I misteri si sa, attraggono! A volte si inventano o si dilatano per vendere libri e giornali o solo per il gusto di interessare qualche volta per tornaconto personale o del proprio gruppo o lobby. Questa volta il mistero c'è, lo dicono i pentiti un certo Ciancimino Jr., figlio di don Vito che con  la sua presenza nel consiglio comunale di Palermo dal 1959 al 1964 assicurò ingenti capitali alla mafia spa. Dove siano finiti la maggior parte dei capitali dei Ciancimino questo è tutto da chiarire.  Testi poco raccomandabili per la verità, ma il pool antimafia è preparato, saprà vagliare e cercare riscontri. La Giustizia in Italia è quasi da terzo mondo  La Giustizia è tale solo se i tempi sono certi e brevi altrimenti serve agli storici! Il pool anti mafia si salva da questo sfacelo, è gente specializzata, organizzata. A parte le leggi molto speciali che ci vengono criticate in tutto il mondo civile, ma purtroppo per tutto c'è un prezzo da pagare!
E' normale che i media cerchino di carpire informazioni anzi tempo. L'avviso di garanzia è a tutela dell'indagato ma spesso si trasforma in avviso di "reato". Si sa come la gente pensa quando è a conoscenza di un avviso o solo un interrogatorio da parte del Magistrato. La gente comincia a chiedersi ...."cosa avrà fatto il presunto imputato"... dirà:  "che comunque qualche cosa ci sarà per essere stato chiamato". Tutto questo alla faccia della garanzia sarebbe opportuno un po' di stile e di privacy Il compianto Giudice Falcone, operava in assoluto riservo ed in condizioni di vita disagevoli e sicuramente era un uomo solo, ciò non gli impedì di assestare un colpo poderoso all'organizzazione, col maxi processo, prima e con la "procura" antimafia, poi.
Per questo e tanti altri caduti non ci sono misteri di cui parlare o almeno nessuno ne ha mai parlato, qualcuna di queste vittime più o meno eccellenti, dipende dal punto di vista, neppure è conosciuta alla maggior parte della gente di qui, e proprio perché non ci sono stati strani misteri. Da che mondo è mondo quasi tutti gli stati scendono a patti e l'Italia non fa differenza. E' di questi giorni la liberazione della cooperante sarda rapita in africa, altri credo impiegati altro agente nello Yemen, per tutti questi e per tanti altri ci è stata o ci sarà trattativa. Il problema è capire queste trattative cosa costano! Si cerca di mediare anche per le stragi di Milano, Roma e Firenze, probabilmente per salvare altre vite, voglio sperare solo per questo, altrimenti dove sta la trattativa. Alla fine qualche cosa c'è stato di questo ormai tutti siamo convinti.
Se c'è coscienza che sia stato pagato un prezzo troppo alto bisogna andare avanti. Il prezzo è stato il 41 bis? Bene ci sono nomi e cognomi. I misteri non c'entrano niente. ----Veleni, invidie e attacchi politici. Giovanni Falcone, oggi simbolo dell’antimafia, in vita era un uomo solo, disprezzato e ostacolato nel suo lavoro di magistrato. Maria Falcone, sorella del giudice palermitano, lo ricorda così nel suo libro “Giovanni Falcone. Un eroe solo” scritto insieme a Francesco Barra e presentato nella rassegna viterbese Caffeina cultura. Oggi la Procura di Palermo che indaga sulla Trattativa Stato-mafia riceve duri moniti da parte della politica e della stampa. Complice di questo clima avvelenato l’intercettazione tra Mancino e Napolitano depositata presso il tribunale siciliano. "Falcone era un uomo solo, il primo che parlò di Mafia, Ingroia ha oggi il sostegno della società civile” afferma la sorella di Falcone “non sono situazioni paragonabili”. “Al di là del metodo di Ingroia – continua la professoressa Falcone – penso che bisogna rivedere il meccanismo delle pubblicazioni di alcune intercettazioni irrilevanti per i fatti di mafia. Le risposte di D’Ambrosio a Mancino sono quelle tipiche che si usano quando si deve liquidare qualcuno a cui però non puoi non dare udienza per il ruolo che hanno rivestito”. Polemiche a parte, purtroppo “in Italia gli eroi si riconoscono sempre quando sono morti” afferma con amarezza la signora Falcone “perché non possono dare più problemi” di Irene Buscemi

Stupefacenti le dichiarazioni di Maria Falcone che parla di "intercettazioni irrilevanti Infatti è così, tutti quelli che hanno letto realmente queste frasi le giudicano così.
Nel frattempo certa opinione pubblica, quella che probabilmente legge solo i "titoli" si è convinta che le più alte istituzione italiane sono colpevoli di alto tradimento. Il nostro presidente non ha niente di cui avere preoccupazione, visto che all'epoca dei fatti il presidente era altro. Quindi sta difendendo l' "istituzione", non tanto per se ma per i futuri presidenti.
Anche in questo caso Falcone, insegna, per chi vuole approfondire cosa significa essere attaccati  mentre si svolge il lavoro di Magistrato:
http://www.youtube.com/watch?v=k5JGWBP7U8Y
http://www.youtube.com/watch?v=qpK6Ys1pCqg
Potrebbe tornare utile cosa diceva Falcone del 3° livello, finalmente parole sue e non manipolate come è costume di certa parte politica e di tanti giornalisti e sociologi da strapazzo.
Falcone scrive che il Terzo Livello, quello che alcuni riterranno responsabile della sua uccisione, è soltanto un fraintendimento. Non esiste nessun terzo livello. Anzi, chi lo cerca, non fa che ritardare le indagini e complicare il lavoro dei magistrati.
Da :Cose di Cosa Nostra, il libro che il giudice scrisse nel 1991, poco prima della sua morte
  breve antologia dei pensieri di Giovanni Falcone:
Il Csm è diventato anziché organo di autogoverno e garante della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare… con le correnti interne diventate cinghia di trasmissione della lotta politica. (La Repubblica, 20 maggio 1990)
Quanti altri danni deve produrre questa politicizzazione della giustizia? (La Stampa, 6 settembre 1991)
Io dico che bisogna stare attenti a non confondere la politica con la giustizia penale. In questo modo l’Italia pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba. (La Stampa, 6 settembre 1991).
Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità. La cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo. (citato in Mario Patrono, Il cono d’ombra, Milano 1996).
Mi sento di condividere l’analisi secondo cui, in mancanza di controlli istituzionali sull’attività del Pm, saranno sempre più grandi i pericoli che influenze informali e collegamenti occulti con centri occulti di potere possano influenzare l’esercizio di tale attività… Mi sembra giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività dei Pm finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica della obbligatorietà dell’azione penale e dalla mancanza di tali controlli su tale attività. (convegno di Senigallia, 15 marzo 1990)
Il Pm non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para giudice… Chi come me richiede che siano invece giudice e Pm due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come  nemico dell’indipendenza della magistratura; un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo. (La Repubblica, 3 ottobre 1991)
***
Pensiero personale: a voler pensar male certo è che Giovanni Falcone i suoi peggiori nemici li aveva nello schieramento di sinistra a sostegno della magistratura e in alcuni magistrati stessi…
 
Il mio Segnalo

Regione Sicilia

La Regione Sicilia concede una pensione record all'ex presidente dell'agenzia dei Rifiuti, Felice Crosta: 1.369 euro al giorno. Un assegno pari a più del doppio dell'indennità del presidente della Repubblica. Ne usufruirà l'ex direttore dell'Agenzia dei rifiuti sciolta da poco

L'ultimo grandi commi dell'ente più generoso d'Italia, alla fine, si è portato a casa una pensione da favola: mezzo milione di euro l'anno. Ha lottato un paio d'anni, l'avvocato Felice Crosta, per un diritto che alla fine gli è stato riconosciuto dalla Corte dei Conti. Quei soldi gli spettano. Perché così ha stabilito una legge della Regione siciliana, approvata nella stagione d'oro del governatore Cuffaro. E l'amministrazione, proprio in questi giorni, si sta adeguando, aprendo la cassa. Mezzo milione. Cioè 41.600 euro al mese, 1.369 euro al giorno. Cifra lorda, sia chiaro. Ma destinata a fare impallidire persino capi di Stato, governatori di Bankitalia e giudici della Corte costituzionale: Giorgio Napolitano, per dire, ha un'indennità annua di circa 220 mila euro. Carlo Azeglio Ciampi, prima di insediarsi al Quirinale, si vide riconoscere da Palazzo Koch una pensione da 34 mila euro al mese.

Mentre Romano Vaccarella e Gustavo Zagrebelsky, ex presidenti della Consulta, percepiscono rispettivamente assegni di quiescenza pari a 25.097 e 21.332 euro mensili, secondo i dati rivelati da L'Espresso nel 2008. Il superburocrate siciliano, insomma, non si limita a doppiare i colleghi della Regione, tutti beneficiati dal vecchio sistema di calcolo retributivo, ma si candida a tutti gli effetti per la palma del dipendente pubblico più pagato d'Italia. Fra quelli in servizio e a riposo. Sfondando con decisione pure il tetto ai trattamenti previdenziali "obbligatori" posto nell'ormai lontano ottobre del 2003 dal consiglio dei ministri: 516 euro al giorno, il vecchio milione di lire. Crosta quasi triplica quella somma.

Il sultano dei servitori della pubblica amministrazione è un dirigente di lungo corso che negli ultimi due lustri ha gestito l'emergenza rifiuti in Sicilia. Un'emergenza che non è finita: gli Ato, gli organismi che dovevano assicurare il servizio di raccolta e smaltimento, hanno accumulato oltre un miliardo di debiti, la gara per i termovalorizzatori è stata annullata dall'Unione europea e i cassonetti stracolmi autorizzano ormai i paragoni con la Campania. Ma Crosta, prima da vicecommissario per l'emergenza poi da capo dell'agenzia siciliana per i rifiuti, in questi anni ha visto accrescere i propri compensi fino a 460 mila euro. Una cifra che il suo mentore, l'ex governatore Salvatore Cuffaro, gli accordò nel marzo 2006. Un'indennità che a Crosta è valsa come base pensionabile, in forza di un emendamento approvato dall'Assemblea regionale siciliana a fine 2005, cioè proprio alla vigilia della sua nomina: un caso? Chissà. Di certo, nella Regione dove oggi impera Raffaele Lombardo - che ha rotto con l'ex amico Cuffaro - oggi non si fanno salti di gioia.

Anche perché, oltre all'assegno mensile, l'ente dovrà riconoscere a Crosta circa un milione di arretrati e la somma relativa alla rideterminazione del Tfr. In un primo momento, l'amministrazione si era opposta alla liquidazione della maxi-pensione, riconoscendo "solo" 219 mila euro all'ex dirigente. Crosta si è però rivolto alla Corte dei Conti che ha attestato il suo diritto. La legge si può discutere. Ma va applicata. "Non si tratta certo di un regalo, io ho lavorato per 45 anni", si difende l'interessato. La Regione siciliana dai conti in rosso - due miliardi di deficit - non ha potuto che fare appello alla sentenza della magistratura contabile.
L'ultimo beneficio, peraltro, va a pesare su una spesa previdenziale già ragguardevole: oltre 560 milioni per pagare le pensioni di un esercito di ex dipendenti (14.917) più folto del personale in servizio. Tutti a carico del bilancio, perché la Regione siciliana è fra i pochi enti in Italia a non avere ancora attivato un fondo quiescenza, pur avendolo istituito per legge.

E continua a erogare baby-pensioni a tutti coloro che dimostrano di avere un parente infermo da accudire. Un'estensione tutta siciliana della legge 104 - anch'essa figlia di una norma varata dall'Ars - che ha premiato negli ultimi anni 700 impiegati andati a riposo con 25 anni di anzianità (ne bastano 20 per le donne). Ne ha approfittato anche l'ex segretario generale Pier Carmelo Russo. Che a dicembre, dopo il pensionamento, è stato promosso assessore regionale dal governatore Lombardo.

Sembra proprio che la previdenza non è tale, non ha niente di previdente, i nostri figli e nipoti si troveranno con un pugno di mosche in mano per colpa di un amministrazione a dir poco allegra.

Pentiti che non si pentono, Brusca.


Il pentito non sempre si pente specialmente quando è un'assassino efferato. Abbiamo Brusca, pentito "eccellente", che nella sua bella cella di Rebibbia continuava ad ordire ed amministrare i beni di "famiglia" e ad esercitare il suo oscuro potere. Gli investigatori hanno perquisito anche l'abitazione civile dove hanno rinvenuto 200.000 euro in contanti più altra documentazione al vaglio della magistratura. Brusca sostiene che i danari sono frutto di risparmi di una vita. Il Brusca rischia:"l'esclusione dal programma di protezione". Avete capito bene, "rischia", cioè non è sicuro che verrà estromesso all'istante. Brusca si è solamente macchiato di circa 100 omicidi fra cui :
Giudice Falcone
Giudice Chinnici
Di Matteo Giuseppe, 12 anni, strangolato e sciolto nell'acido.

Gli organismi creati da Falcone con tanti sacrifici, la DIA per esempio, sono pensate per offendere e non certmamente per difendersi.
Capite bene che uno di questi pentiti che dice verità miste a menzogne rischia di diventare credibile e diventa un "cavallo di troia" e cioè penetra all'interno delle istituzioni dando informazioni che possono distruggere la fazione a lui avversa.
Tutto come nel libro di Enzo Russo "uomo di rispetto".
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788804405429/Uomo_di_rispetto/Enzo_Russo.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Brusca
Argomenti simili :Pentiti di mafia veri o fasulli ?




Il mio Segnalo

40 anni dalla scomparsa di De Mauro

Il caso
Mauro De Mauro, scomparso 1970, giornalista de L'Ora (PCI)
Morto un presidente, se ne fa un'altro!

Partecipanti in vita e deceduti:
Elda De Mauro, la moglie di Mauro intanto non si da pace. Mauro non ritorna a casa e a diciassette giorni dal suo rapimento ricorda un fatto lontano nel tempo, un particolare mai rivelato..... Il marito le aveva detto di avere scoperto che stava dietro l'omicidio di Mattei, diceva. "morto un presidente se ne fa un'altro"
Alle indagini si interessano tre investigatori, tutti uccisi tra il 1979 e il 1982: il capitano dei carabinieri Giuseppe Russo, il commissario della mobile Boris Giuliano e il comandante della legione dell'Arma Carlo Alberto dalla Chiesa. Le piste sono comunque divergenti. Secondo i carabinieri, De Mauro avrebbe scoperto un traffico di droga internazionale e per questo sarebbe stato eliminato dalla mafia. L'ipotesi viene sostenuta dal pentito Gaspare Mutolo, secondo cui De Mauro venne strangolato da killer di Stefano Bontate, il capo della "mafia perdente",

La polizia punta dritta alla "pista Mattei". Il cassetto della sua scrivania nella redazione dell'Ora di Palermo risulta forzato. Non si trovano più nastri magnetici, dal bloc-notes con gli appunti sono state strappate due pagine e mancano anche altri fogli più recenti che riguardano gli incontri avuti nella preparazione della sceneggiatura del film "Il caso Mattei" di Francesco Rosi. C'è un sospetto forte, un'ipotesi che non sarà mai approfondita. In quel nastro e in quei fogli potrebbe esserci la soluzione di due gialli: la morte di Enrico Mattei e la scomparsa di Mauro De Mauro

"Mauro mi disse che aveva per le mani un colpo straordinario, io sono stato testimone della sua vita eppure non c'è mai stato un poliziotto o un magistrato che abbia sentito il dovere di chiedermi qualcosa". E aveva aggiunto: "Pochi giorni prima di sparire avevo suggerito a Mauro di parlare con il procuratore Pietro Scaglione. Lui ci andò. Dopo pochi mesi uccisero anche Scaglione".

Guarrasi Vito,deceduto 1999, avvocato imprenditore
Oggi se a Palermo chiedi di Guarrasi ti rispondono, per l'appunto: "Cu è?". Originario di Alcamo, dove la sua famiglia possedeva i vigneti "Rapitalà", giovane aiutante del generale Giuseppe Castellano fu testimone dell'armistizio di Cassibile con gli anglo-americani. Nei decenni successivi, non c'è stato evento siciliano o nazionale, politico o economico, che non lo abbia visto, sempre a cavallo tra democristiani e comunisti, protagonista silente e tenebroso: dall'autonomia regionale al milazzismo, dall'assassinio di Enrico Mattei alla bancarotta di Michele Sindona, dal finto rapimento di Graziano Verzotto - veneto di Padova diventato viceré della Sicilia democristian-mafiosa come i veneti Silvio e Antonio Gava lo furono della Napoli democristian-camorrista - fino alla scomparsa di Mauro De Mauro. L'industria del sale, poi il petrolio, le esattorie delle imposte appaltate ai cugini Nino e Ignazio Salvo, le imprese irizzate o enizzate, la politica e gli affari furono, nel bene e più spesso nel male, il pane quotidiano dell'avvocato Guarrasi, che in Sicilia incarnò la "stanza di compensazione" dei poteri legali e illegali. Un Cuccia in salsa siciliana. Che non c'è più, come il cugino siculo-milanese di via Filodrammatici.

Graziano Verzotto, deceduto 2010, consigliere ente minerario siciliano senatore
Verzotto è legato a Mattei ma anche a De Mauro.
"Sì, Verzotto è l'uomo che incontra De Mauro e al quale fa tutta una serie di confidenze, fino all'ultimo incontro il 14 settembre due giorni prima della sua scomparsa, quando gli parla di una serie di cose, indicandogli Cefis come un possibile mandante del delitto Mattei. Verzotto, nella sua qualità di presidente dell'Ente minerario, è finanziatore di quell'agenzia che si chiama 'Roma informazioni' e che è collegata a 'Milano informazioni', che pubblicò il libro Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente, scritto da tale Giorgio Steimetz, misteriosamente ritirato dagli scaffali, da cui Pasolini aveva tratto spunti per il suo Petrolio. Quindi De Mauro aveva capito probabilmente una fetta di verità relativa a Mattei e proprio per questo, secondo noi, è stato fatto scomparire".


Nino Buttafuoco, deceduto, consulente tributarista
Profondo conoscitore della Palermo bene e male, assisteva da consulente la famiglia Hugony
(Vito Guarrasi nasce ad Alcamo il 22 aprile del 1914. È figlio di un benestante proprietario terriero di Alcamo (da cui erediterà i vigneti del Rapitalà) e di una Hugony, una famiglia di ricchi commercianti palermitani.)

Bruno Contrada,in vita, dal 2007 libero per motivi di salute, Commissario PS e Sisde successivamente, condannato a 10 anni per concorso esterno alla mafia.
Fu il capo di Boris Giuliano

Cesare Terranova, ucciso 1979, magistrato
Ha seguito le indagini su De Mauro dopo la morte di Scaglione

Pietro Scaglione,ucciso 1971, magistrato
Accolse la presunta denuncia di De Mauro, almeno a sentire un collega giornalista.
(...[….]. Improvvisamente non ho più visto nessuno. Ciò avvenne ai primi del mese di novembre 1970. Successivamente ebbi occasione di incontrare in Procura Boris Giuliano e siccome i nostri rapporti erano molto cordiali, gli chiesi come procedevano le indagini sulla Vicenda De Mauro e come mai, improvvisamente nessuno pareva più interessarsi a tali investigazioni. Giuliano manifestò il suo stupore per il fatto che non ero a conoscenza della circostanza che a Villa Boscogrande, un night club in località Cardillo, vi era stata una riunione alla quale avevano partecipato i vertici dei servizi segreti e i responsabili della polizia giudiziaria palermitana, In tale riunione fu impartito l’ordine di “annacquare "le indagini. Giuliano non mi precisò se a tale riunione era egli stesso presente, ma mi raccontò l’episodio come un fatto certo e di cui avrei dovuto essere a conoscenza. Giuliano mi precisò anche che era presente il direttore dei servizi segreti, facendomene anche il nome: oggi non sono più certo se si trattasse di Miceli o di Santovito. [….]. Prima dell’interruzione delle indagini, l’istruttoria era giunta a focalizzare delle responsabilità molto elevate e noi prevedevamo che quando avessimo assunto i provvedimenti opportuni sarebbe successo un finimondo. Noi con la polizia ritenevamo, infatti, con assoluta certezza, che De Mauro era stato eliminato perché aveva scoperto qualcosa di eccezionalmente rilevante sulla morte di Enrico Mattei. Ritenevamo inoltre che Buttafuoco non fosse altro che l’ultimo anello di una catena che faceva capo ad Amintore Fanfani e alla sua corrente


Costa Gaetano ,ucciso 1980, magistrato
Gaetano Costa, Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, raccoglie la pesante eredità di fedelissimi servitori dello Stato : Boris Giuliano, Capo della Squadra Mobile di Palermo, e del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.


Boris Giuliano, ucciso 1979, capo squadra mobile
Giuliano ebbe infatti ad occuparsi di droga, parallelamente a Dalla Chiesa, sebbene non in relazione al caso De Mauro, ed arrivò a scoprire il nascondiglio (vuoto) del latitante Leoluca Bagarella, in via Pecori Giraldi a Palermo, nel quale si trovava un ingente quantitativo di stupefacenti. Cercando di inseguirlo attraverso i flussi di denaro collegati al traffico, si imbatté in un libretto al portatore contenente qualche centinaio di milioni di lire, che apparteneva a Michele Sindona, il quale sotto falsa identità si trovava in quel periodo in Sicilia avendo inscenato un falso rapimento. Dopo essersi incontrato con Giorgio Ambrosoli, che stava per liquidare la banca di Sindona (e che fu anch'egli poi ucciso, solo una decina di giorni prima di lui), pare che Giuliano abbia cercato di organizzare un'apposita indagine sul banchiere.
http://www.socialismolibertario.it/giorgio_boris_giuliano.htm
«Mio marito era un uomo molto riservato e parlava poco delle indagini che conduceva però da alcune sue affermazioni colsi che avrebbe voluto interrogare sul caso De Mauro il senatore Verzotto ma che non glielo consentirono. Il politico fu poi sentito direttamente dal questore dell'epoca». Lo ha detto Ines Leotta, vedova dell'ex capo della mobile di Palermo Boris Giuliano, ucciso dalla mafia nel '79,


Russo Giuseppe, ucciso 1977,t.colonnello CC
(Tenente colonnello dei carabinieri, era tra gli uomini di fiducia di Carlo Alberto Dalla Chiesa ed era il comandante del Nucleo Investigativo di Palermo quando fu assassinato dalla mafia mentre si occupava del caso Mattei. Quando venne ucciso era a Ficuzza, frazione di Corleone, dove stava trascorrendo le vacanze, e stava passeggiando con l'insegnante Filippo Costa, pure lui ucciso insieme a Russo per non lasciare testimoni dell'omicidi


Eugenio Cefis, deceduto 2004, Presidente ENI, consigliere AGIP, imprenditore.
Si parla di un uomo potentissimo.

Secondo alcune voci della cultura italiana, Cefis avrebbe avuto tuttavia, nella morte di Enrico Mattei, un ruolo oscuro. 
Giorgio Steimetz (alias Corrado Ragozzino) lo descrisse come un nemico che tramava nell'ombra per ottenere la presidenza dell'ENI e neutralizzare la politica fortemente indipendente di Mattei: 
è la tesi espressa nel volume intitolato Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente, Agenzia Milano Informazioni, Milano 1972. 
Il libro di Steimetz fu subito ritirato dal mercato e da tutte le biblioteche italiane, sparendo completamente dalla circolazione. 
In questo senso, Cefis avrebbe agito come rappresentante di poteri che volevano ricondurre la politica energetica italiana in orbita atlantica, con un comportamento coerente con i dettami delle multinazionali angloamericane del petrolio.

Godette dell’appoggio di Amintore Fanfani e dei leader DC del Triveneto. In campo finanziario, seppe come ottenere la fiducia di Enrico Cuccia, il banchiere al vertice di Mediobanca. 

L’istituto di via Filodrammatici vantava dei crediti di difficile riscossione nei confronti della Montedison, il colosso chimico nato nel 1966 dalla fusione della Montecatini con l'ex azienda elettrica Edison.

Cefis trovò il modo di togliere le castagne dal fuoco a Cuccia. Iniziò segretamente a comprare azioni della Montedison con i soldi dell’Eni e i dovuti appoggi politici a Roma. 
Cominciò così la sua scalata al gigante chimico, che si concluse nel 1971, quando Cefis abbandonò l'Eni e divenne presidente della stessa Montedison. Questa mossa sollevò molte polemiche: egli infatti aveva utilizzato il denaro dell'Eni (cioè denaro pubblico) per diventare presidente di una società privata.

Appena qualche mese prima anche Tommaso Buscetta aveva indicato Bontate come il “mandante” siciliano dell’ attentato a Enrico Mattei. 
Spiegò don Masino: “Le Sette Sorelle chiesero un favore a Cosa Nostra americana per far fuori Mattei e Cosa Nostra americana si rivolse a Bontate… si pensò di non usare armi da fuoco che avrebbero potuto rivelare subito la matrice mafiosa del fatto…”
De Mauro fu rapito per ordine di Stefano Bontade che incaricò dell' operazione il suo vice Girolamo Teresi. La scomparsa di De Mauro non suscitò alcun commento all' interno di Cosa Nostra. Era stato "spento" un nostro nemico e si dette per scontato che il triumvirato che reggeva allora l' associazione in luogo della Commissione provinciale, formato da Stefano Bontade, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio, avesse autorizzato l' azione.
Enrico Mattei, Pier Paolo Pasolini, Mauro De Mauro. Cosa c’è dietro la morte del presidente dell’Eni nei cieli di Bascapè? E di chi era la mano che uccise il poeta all’Idroscalo di Ostia: fu veramente il 17enne Giuseppe Pelosi o, come da lui stesso dichiarato in una recente intervista, “lo uccisero in 5, gente intoccabile”? E ancora, cosa aveva scoperto il giornalista Mauro De Mauro a proposito della morte di Mattei, tanto da diventare un pericolo per chi ne ordinò il sequestro e la morte?
Citazione "
Sul giornale “La Repubblica” vengono pubblicate le dichiarazioni del pentito Francesco Di Carlo, ex padrino di Altofonte, ai magistrati: “De Mauro è stato ucciso perché sapeva del golpe. Lo seppellimmo alla foce dell’Oreto”. Tali dichiarazioni sono similari a quelle fatte qualche anno prima dal pentito Gaspare Mutolo, ma allora venne vagliato senza trovare riscontri.

Le piste:
la polizia seguiva la pista Mattei,
i carabinieri quella del traffico di stupefacenti,
altre ipotesi:
golpe Borghese, estrema destra,

gli esecutori:
in tutte le piste portano alla cosa nostra siciliana, anche per le testimonianze dei pentiti a partire da Buscetta ed anche perchè l'aereo partì da Catania.

i mandanti:
Questo è il punto dolente,

la moglie di  De Mauro (Rai-2 la storia siamo noi) riferisce quanto detto dal marito prima di essere sequestrato. "morto un presidente se ne fa un altro".

Tutti i nomi sono abbastanza noti a parte l'avv. Vito Guarrasi, il senatore Graziano Verzotto,  Eugenio Cefis e Nino Buttafuoco.

Eugenio Cefis lontano cugino di Enrico Cuccia.