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Non diciamolo sottovoce

COME SI CAMBIA - Fino al giorno prima era il paladino della contro informazione, eroe dei disubbidienti, degli anti-berlusconi, dei “Vaff-People“, di tutti quelli convinti di essere impegnati a realizzare la rivoluzione che porterà giustizia sociale, moralità politica, mercato equo-solidale e potere al popolo degli oppressi. Ma da quel momento le cose sono cambiate: “Marco Travaglio, un altro filo-sionista che si schiera” (Comunità Comuniste su Indymedia); “…di tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè tradimento della propria coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del proprio mestiere… I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila dell’ala ‘progressista’. Marco Travaglio guida oggi il drappello, che vede:

Furio Colombo,Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa…

Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo.

Molto superiore...” (Paolo Barnard su Comedonchisciotte) e così via, con i due articoli di Comunità Comuniste e di Barnard spalmati letteralmente per tutta la galassia dei siti della cosiddetta contro-informazione o informazione alternativa.

Da eroe a traditore: così il popolo “impegnato” etichetta chi esprime opinioni fuori dal suo coro.

La voce rimbalza tra i siti della cosiddetta “informazione alternativa“: Marco Travaglio ha tradito. L’accusa si basa su un commento con il quale il noto giornalista e scrittore ha risposto a un lettore che gli scriveva sulla questione dell’intervento militare israeliano a Gaza:

“Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas


che, essa sì, attacca civili israeliani (di origine ebraica e palestinese, cittadini di uno Stato discutibile finchè si vuole, ma democratico). Da tre anni, dopo il ritiro di tutti i soldati israeliani dalla Striscia, quel che accade a Gaza non è più responsabilità di Israele, ma del governo di Hamas, che anzichè lavorare a costruire lo Stato palestinese, s’è occupato di distruggere quello di Israele. L’ultima volta l’ha fatto un mese fa violando unilateralmente la tregua a suo tempo firmata e riprendendo il lancio di missili su centri abitati e uccidendo civili, anche bambini. Di qui la reazione di Israele“. Tanto basta a condannare Travaglio senza appello.


TUTTO PER UNA MAIL - Eppure, il commento di Travaglio non era una dichiarazione pubblica, ma una semplice mail. Un certo Ciro, fan di Grillo che scrive da un “meetup” dell’Aquila, aveva inviato a Travaglio una mail in cui stigmatizzava un intervento pubblico del giornalista contro il defunto Bettino Craxi: “…la stimo molto per il suo coraggio di attaccare i potenti corrotti, le devo dire che non condivido affatto la sua posizione pro Israele. Nell’ultimo passaparola dedicato a Craxi lei ha definito giustamente i terroristi palestinesi del sequestro dell’Achille Lauro degli assassini ma non ha recriminato nulla alla storia criminale e terrorista di Israele…“. Ora, la lettera di Ciro è delle 16:07 dell’ 8 gennaio. La risposta di Travaglio è delle 17:15 dello stesso giorno. Lo scambio di corrispondenza, peraltro, è stato “girato” attraverso la redazione del sito Chiarelettere. Travaglio ha risposto, in pratica, nel giro di mezz’ora. E lo ha fatto a una lettera che lo accusava di non aver citato il “terrorismo di Israele” in un contesto nel quale si parlava di tutt’altro, ossia del ruolo di Craxi nella vicenda del sequestro dell’Achille Lauro. Le due cose sono del tutto scollegate ed è chiaro che il signor Ciro - nel metterle in relazione tra loro - sembra proprio voler giustificare l’episodio dell’assassinio di un povero paralitico ebreo avvenuto durante quel sequestro. Non c’è da meravigliarsi che Travaglio sia stato brusco e netto nella risposta. Per di più, la sua è una risposta privata. Pubblicare il contenuto di una mail privata non è un bel gesto: non risulta che il sig. Ciro abbia chiesto a Travaglio il permesso di pubblicare la mail, né risulta che qualcuno si sia chiesto se la lettera fosse autentica e provenisse effettivamente da Travaglio. Talvolta chi ha un grosso traffico di mail ne delega la gestione a qualche collaboratore. Più di tutto, in una mail privata, così come in una conversazione privata, capita di parlare senza pesare troppo le parole: magari a Bertinotti sarà capitato di dire che anche se aboliscono la proprietà privata, lui si terrà il suo guardaroba… Invece, sembra che l’intero Web “alternativo” non aspettasse altro per saltare addosso a Travaglio, ed il motivo è semplice: in passato Travaglio aveva già espresso le sue simpatie per Israele, sin da tempi “non sospetti” e nonostante lo avesse fatto in modo critico e ragionato, tanto bastava per preparare le asce da utilizzare alla prima occasione. E l’occasione è questa, mentre in TV scorrono le immagini di morte e distruzione provenienti da Gaza.

TUTTO O NIENTE - Non c’è niente di male a criticare la posizione di Travaglio o a dissentire dalla sua opinione.
Marco Travaglio non è mica un vate infallibile, è un giornalista come altri, con le sue opinioni e le sue convinzioni. E’ del tutto normale che su qualcosa si sia d’accordo, su qualcos’altro no.
Che bisogno c’è di dargli del “traditore” e del “sionista“, solo perché non si condivide la sua posizione sull’argomento? L’aspetto più sconcertante della vicenda sta proprio in questo atteggiamento, nella pretesa e nella presunzione che una persona debba essere necessariamente del tutto conforme al proprio pensiero, altrimenti è un nemico, un traditore, un sionista. E si badi bene:
Travaglio di errori ne fa e qualcuno è anche abbastanza maligno da avergli procurato un po’ di noie in Tribunale.
Ma questi errori sono perdonati dal popolo “alternativo“, anzi, sono giustificati, sono approvati: favoriscono “la causa“. Se però Travaglio sbaglia o peggio esprime un’opinione che non favorisce “la causa“, allora non va bene, non si può perdonare: è un nemico.
La faccenda ricorda più l’indottrinamento e l’esaltazione di un fondamentalista pronto a farsi saltare in aria in mezzo alla gente o di un regime assolutistico in cui ogni divergenza di opinione è spietatamente punita, piuttosto che gli ideali di giustizia sociale e indipendenza dell’informazione cui questi siti e questi autori dicono di ispirarsi. E’ difficile immaginare che questa gente, ove un domani riuscisse a conquistare il “potere“, possa consegnarci un mondo più libero e democratico di quello in cui viviamo!
C’è anche da chiedersi quanti giovani e quante persone, intrappolati da questa cultura assolutistica, siano costretti a nascondere le proprie divergenze di opinione rispetto al “verbo“, per non essere esclusi dal contesto sociale che frequentano. Magari c’è gente che tra una marcia pacifista e un evento equo-solidale avrebbe una gran voglia di lasciare la kefiah nell’armadio e addentare un cheeseburger dopo aver visto al cinema l’ultimo film di Bruce Willis… ma guai a farlo:sarebbe un nemico, un traditore della causa, un agente della CIA o un sionista assassino.

Intanto ci gustiamo le manifestazioni a Milano....
chi organizza queste manifestazioni, un gruppetto di arabi, non credo proprio.