Translate

Rivolta in Brasile e rassegnazione italiana

Brasile, monta la rivolta sociale
In Brasile la rivolta sociale è un fiume in piena, che non accenna a placarsi. 50mila persone hanno attraversato ieri le strade di San Paolo, riversandosi nella centrale Praça da Sé, di fronte alla Cattedrale. Dalla scandalo corruzione del 1992, il Paese non viveva una mobilitazione così imponente.
“Queste voci della strada devono essere ascoltate. La forza della voce della strada è il senso civico del nostro popolo”- ha detto la presidente Dilma Rousseff in un discorso al Palazzo presidenziale a Brasilia all’indomani della marcia di duecentomila persone in diverse città.
“Non è per qualche centesimo, è per avere diritti”: è uno degli slogan della manifestazione di San Paolo. L’aumento dei prezzi del biglietto dei mezzi pubblici è stato il pretesto per far esplodere un più profondo malessere sociale.
“Siamo qui perché vogliamo migliorare il nostro Paese in questo momento che è cruciale, con la libertà possiamo ottenere tutto dalla vita” – dice Leonardo Mauro, uno dei tanti giovani che affolla le strade di San Paolo.
L’aumento dell’inflazione, il cattivo andamento dell’economia e la disoccupazione galoppante sono alla base delle proteste.
A fronte di risorse sempre minori per sanità e educazione, i manifestanti considerano un ingiusto spreco i fondi stanziati per la Coppa del Mondo di calcio, in programma nel 2014

Realmente anche c'è il problema della corruzione delle solite spese assurde della politica, legge anti corruzione che non passa...

Più o meno quello che accade in Italia.

Con la differenza del debito pubblico ( L'Italia è al 4° posto al mondo) e del fatto che il Brasile è meta di investimenti stranieri e ricco di materie prime. Un continente in via di sviluppo, dove la natalità è discretamente alta.
Il Brasile è un paese in via di sviluppo, l'Italia e L'Europa tutta, sono in declino inesorabile.
L' Italia nella fattispecie si è avvitata in una spirale dalla quale è difficile uscire e che vede privilegi incredibile contrapposti a salari medi molto bassi.
  • Contratti di lavoro di natura e forme anticostituzionali, chi ha troppo chi niente.
  • Salari mediamente al di sotto dell'Europa e con differenziazioni tra dirigenti e impiegati inammissibili, pari anche ad un rapporto di 100 a 1
  • Ancora contratti precari assolutamente anticostituzionali e di fame
  • Sistema pensionistico che vede contrapposte pensioni da decine di migliaia di euro a quelle di 800 o meno.
  • Sistema sanitario ancora ai primi posti al mondo ma con buone possibilità di sfascio a causa dei continui tagli e con grandi differenziazioni tra nord e sud
  • Scuola di pessima qualità e con poche speranze di ripresa sempre per i continui tagli
  • Penitenziari da terzo mondo
  • Burocrazia incredibilmente lenta
  • Giustizia assolutamente lenta agli ultimi posti al mondo
  • Disoccupazione sempre in aumento, i dati presenti sono superati giornalmente.
E' stato tradito il dettato costituzionale Art.3 "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." e Art.4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto."
Ci sono cittadini, ad esempio nella politica, che hanno salari dell'ordine di 10 o 16 mila euro, contro salari medi dell'ordine di 1.500/2.000 euro.
Pensioni nell'ordine di 3.000 euro al giorno che è la cifra che mediamente prende un pensionato "normale" in 6 mesi..
Cosa è accaduto?  La classe politica legifera per i propri interessi senza tenere conto del resto del paese. Si è verificata una scollatura tra questa classe dirigente (che realmente non ha le capacità di dirigere e questo si evince dalle condizioni del paese) e i lavoratori che dovrebbero mandare avanti il paese.
3637 le imprese fallite nel primo trimestre del 2013, sempre in crescita.
12.8% tasso disoccupazione, 40% tra i giovani, sempre in continua crescita.
120 suicidi nei primi mesi del 2012 di imprenditori o lavoratori in crisi economica, per quello che si conosce.
104.000 le aziende chiuse nel 2012.
27.000 quelle trasferite all'estero.
Quest'ultimo dato è il prodotto delle "politiche" dei vari governi italiani. E' la dimostrazione dell'incapacità di governare e di gestire un paese.
Questo ed altri risultati dovrebbero indurre una classe "dirigente" dignitosa a tagliarsi i compensi e ridurre il loro stesso numero sia in Parlamento che in Senato.
In una famiglia, in caso di difficoltà economiche, il capo famiglia per primo comincia a tagliare i propri vizi e spese superflue.
Da questi dati si evince l'impossibilità a crescere di questo paese, privo di materie prime e di industrie e carico di una spesa corrente che è frutto di clientele e di un'organizzazione di un paese che non esiste più e che mai potrà ritornare.
OkNotizieIl mio Segnalo